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24 novembre 2014 - La news ha avuto 80 visite
Il lavoro sommerso ed i settori dell’artigianato maggiormente esposti al fenomeno

Il lavoro sommerso ed i settori dell’artigianato maggiormente esposti al fenomeno

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L’Istat registra, per il 2012, la presenza in Italia di 3.085.800 “irregolari” (tasso di irregolarità, cioè la quota percentuale dei lavoratori irregolari su totale dei lavoratori, pari al 12,4%) su un totale di 24.788.700 occupati. Più in dettaglio si osserva che gli irregolari sono 2.204.400 tra i 18.410.300 “dipendenti” (il 12%) e 881.400 (il 13,8%) tra i 6.378.400 “indipendenti”.

Da quanto sopra si evince che una rilevante quota dell’evasione fiscale in Italia è generata dagli indipendenti irregolari – l’esercito degli abusivi – che fanno concorrenza sleale alle imprese regolari determinando l’evasione di imposte dirette quali Irpef ed Irap, di imposte indirette quali l’Iva e di contributi previdenziali ed assicurativi. Si stima che il lavoro indipendente determini un’evasione fiscale e contributiva (fonte: elaborazione ufficio studi Confartigianato su dati Istat, Mef, Inps) pari a 11.784 milioni di euro (evasione media annua pari ad € 14.249).

Per quanto attiene alle imprese artigiane si evidenzia che non tutti i comparti (come pure non tutti i territori) sono esposti alla concorrenza sleale del sommerso allo stesso modo. Al III° trimestre 2014 risultano maggiormente esposte alla concorrenza sleale del sommerso 923.559 imprese artigiane (il 66.5% dell’artigianato nazionale) e gli addetti coinvolti sono 1.750.427, pari ad oltre metà (55,2%) del totale.

Tre sono i comparti che hanno i tassi di irregolarità più elevati e vengono definiti “ad alta esposizione” alla concorrenza sleale del sommerso: essi sono gli “Altri servizi alla persona” (tasso del 24,5%), all’interno dei quali v’è ricompressa l’attività maggiormente esposta alla concorrenza sleale del sommerso, quella rappresentata da “parrucchieri e estetiste” che coinvolge 126.790 imprese artigiane e 229.300 addetti; le “Attività dei servizi di alloggio e ristorazione” (22,1%); il “Trasporto e magazzinaggio” (19,5%). Questi 3 comparti racchiudono 333.748 imprese artigiane, un quarto (il 24%) dell’artigianato italiano, e 650.743 addetti, pari ad un quinto (20,5%) del totale degli occupati in imprese artigiane.

E’ invece considerato come “artigianato a media esposizione alla concorrenza sleale” (costituito da 589.811 imprese) quello formato da altri 12 comparti tra i quali, di gran lunga, il più rappresentativo è quello delle Costruzioni che annovera 540.604 imprese e 959.704 addetti.

Per quanto attiene il nostro territorio rileviamo che nelle Marche la quota di imprese artigiane ad alta esposizione alla concorrenza sleale è pari al 23,3% (11.256 imprese), mentre quella a media esposizione si attesta al 38,7% (18.756 imprese): in totale 30.012 imprese artigiane presentano una alta/media esposizione alla concorrenza sleale, con un’incidenza totale del 62,0%, la terz’ultima più bassa d’Italia. Sempre nelle Marche si rilevano 68.300 occupati irregolari, con un tasso di irregolarità pari al 9,5% (14° posto nella graduatoria nazionale guidata dalla Calabria con il 35,3%).

A livello provinciale rileviamo infine che la provincia di Macerata, con 12.200 occupati irregolari (lo 0,4% del totale Italia), presenta un tasso di irregolarità pari all’ 8,3%, un valore di gran lunga più basso della media nazionale (12,4%), valore che è il più basso in ambito regionale e che posiziona la nostra provincia al 77° posto della graduatoria nazionale (miglior risultato, 106° posto con tasso del 5,2%, la provincia di Belluno).

<< Il problema dell’abusivismo e del lavoro sommerso – afferma il Presidente Provinciale di Confartigianato Imprese Macerata Renzo Leonori – trova cause molteplici e complesse ma in gran parte esso, per lo meno nelle economie avanzate, è una diretta conseguenza di una crescita generalizzata della pressione fiscale nonché della rigidità delle istituzioni e del mercato del lavoro oltre che dell’eccessivo peso della burocrazia (adempimenti sproporzionati caricati totalmente sulle imprese regolari). Palesi le conseguenze per la società: perdita di entrate fiscali e minori disponibilità in termini di investimenti o welfare, ma soprattutto distorsione delle condizioni di concorrenza con gravi danni per le imprese che rispettano le regole, messe fuori mercato e magari costrette a chiudere. E il nostro mondo artigiano, purtroppo, come mostrano i dati sopra esposti, è particolarmente colpito da questa “piaga”! E, come se non bastasse, al danno anche la beffa: l’uso improprio ma non infrequente, da parte dei media, del termine “artigiano abusivo” allorché viene scoperto un lavoratore (tra l’altro chiaramente non iscritto alla CCIAA e quindi all’Albo Artigiani!) che esercita abusivamente una attività “tipicamente artigianale” non fa che accrescere la rabbia dell’artigiano vero che non solo nulla ha a che spartire con il lavoro irregolare ma che invece spesso ne subisce indirettamente le conseguenze!>>. 

UFFICIO STAMPA CONFARTIGIANATO IMPRESE MACERATA

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