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12 novembre 2014 - La news ha avuto 86 visite
Piccole e medie imprese: rimuovere al più presto le cause della crisi

La lunga crisi economica che ha investito le economie di tutto il mondo ha sicuramente mostrato i maggiori effetti sui sistemi produttivi degli Stati più deboli. E questo è sicuramente il caso dell’Italia dove l’asse portante dell’economia, da sempre costituito essenzialmente dalla miriade di piccole e medie imprese, non è stato certo sostenuto e supportato da politiche appropriate: anzi, paradossalmente, è proprio sulle piccole e piccolissime imprese che si sono scaricati gli effetti più eclatanti della crisi in termini di reddito, di scarsa protezione occupazionale, di salvaguardia dell’integrità aziendale.

<< Anche sul nostro territorio – afferma il Presidente provinciale di Confartigianato Imprese Macerata Renzo Leonori – la crisi è stata avvertita soprattutto dalle piccole imprese e, tra queste, in primo luogo, da quelle dell’artigianato. In provincia di Macerata, nel 2000 avevano chiuso i battenti 1.885 imprese e contemporaneamente ne erano state aperte 2.346, con un saldo positivo di 461 imprese: di questo saldo circa il 25% (116) era costituito da imprese artigiane. Oggi, nei primi 9 mesi dell’anno, nella nostra provincia si sono perse 452 aziende e ben 199 di esse, circa il 44% dell’intero saldo, sono imprese artigiane.

In un sistema in cui – continua il Presidente Renzo Leonori – gli istituti di credito preferiscono non correre rischi con l’economia reale e privilegiano impieghi finanziari, più redditizi e spesso più sicuri, in un sistema in cui il carico fiscale complessivo sulle imprese arriva fino al 70% dell’utile prodotto ed il costo della burocrazia viene stimato mediamente in 11.000 euro per ogni piccola e media impresa italiana per un totale complessivo di 5 miliardi l’anno, se non si mette mano urgentemente a questi “macigni” rimane difficile se non impossibile parlare di ripresa e di crescita.
Occorrono interventi seri e importanti sia sul sistema creditizio, sia in materia fiscale (un buon inizio è sicuramente quello intrapreso dal Governo sul taglio del costo del lavoro e su quello dell’Irap, ma ci attendiamo interventi più incisivi soprattutto sulla tassazione degli immobili adibiti ad unità produttive), sia, infine, sulla burocrazia: ridurre drasticamente il carico di pratiche, passaggi ed autorizzazioni che asfissiano imprese e cittadini  è diventata la priorità delle priorità.
La pubblica amministrazione, costi quel che costi, va radicalmente ripensata e riformata. Non è possibile che essa rappresenti solo un ostacolo all’attività d’impresa il cui unico compito sembra essere quello di seppellire ogni progetto di sviluppo con un muro di pareri negativi, cavilli e con l’uso “esclusivo” di un linguaggio, il “burocratese”, sconosciuto all’imprenditore ed al cittadino normale, frutto anche di una legislazione passata capace di produrre, per ogni 10 norme abrogate, 13 nuove leggi!
Ecco quindi che la principale richiesta che viene al Governo dalla quasi totalità delle imprese è quella di informatizzare “davvero, non per finta”, la P.A. partendo dalla connessione di tutte le banche dati. Permettere ad un’azienda di trattare gran parte delle pratiche per via telematica può sembrare cosa da poco, ma in realtà gli effetti sarebbero notevoli: costi ridotti, risposte più rapide, maggiore certezza sui tempi delle procedure e soprattutto, di conseguenza, più tempo da dedicare al lavoro ed alle iniziative per sviluppare le aziende >>.

 

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