Categorie: HOME PAGE, news,

5 novembre 2014 - La news ha avuto 28 visite
Crisi Ucraina: gli effetti sulla nostra economia dell’export verso la Federazione Russa

Crisi Ucraina: gli effetti sulla nostra economia dell’export verso la Federazione Russa

 

Il perdurare della crisi in Ucraina, sovrapponendosi ad una fase di bassa crescita dell’economia russa (+0,2%, molto al di sotto delle stime di inizio anno che prevedevano un +3,0%), si sta riverberando in maniera marcata sulle vendite dei prodotti italiani sul mercato russo, uno dei più dinamici degli ultimi anni.

Nel dettaglio, negli ultimi 12 mesi l’export dell’Italia verso la Federazione Russa vale 10.132 milioni di euro (l’import si attesta a 17.921 milioni, con un saldo negativo della bilancia commerciale pari a 7.790 milioni), con un calo del 4,7% sull’anno precedente: va peraltro ricordato che il mercato russo rappresenta il 2,6% delle esportazioni italiane e che l’Italia è il secondo Paese europeo per export verso la Federazione Russa dietro alla Germania (32.042 milioni di euro).

L’ufficio stampa di Confartigianato Imprese Macerata ha approfondito lo studio di tali dati.

Da una analisi merceologica innanzitutto si rileva che, a livello nazionale, le maggiori esportazioni verso la Russia riguardano la fabbricazione di macchinari con 2.854 milioni di euro, pari al 28,2% dell’export totale, in salita dell’1,9% nell’ultimo anno, seguite dagli articoli di abbigliamento con 1.227 milioni di euro, pari al 12,1% del totale ma in calo del 4,7% su base annua, dagli articoli in pelle con il 6,8% ed in calo del 14,2% (tra essi le calzature con 574 milioni, pari al 5,4% ed in calo dell’8,9%), dai mobili con 661 milioni, pari al 6,5% ed in discesa dell’1,8%, dalle fabbricazioni di apparecchiature elettriche con 639 milioni (6,3%, in calo dello 0,3%), dalle fabbricazioni di prodotti chimici con 559 milioni (5,5% ed in salita dello 0,1%), dalle fabbricazioni di prodotti in metallo con 548 milioni (5,4% del totale, in calo sul 2013 del 2,2%), dalle fabbricazioni di autoveicoli con 457 milioni di euro (4,5%, – 27,5% sull’anno precedente). Spicca, in particolare, l’export dell’industria alimentare che, con 450 milioni di euro rappresenta il 4,4% del totale esportato, in crescita del 21,9% sull’anno 2013. Va rimarcato che questi settori del made in Italy, che rappresentano circa il 70% dell’export totale verso la Federazione Russa, vedono le nostre piccole imprese in prima linea: la quota di occupazione nelle piccole imprese è infatti del 58,2%, con oltre un milione di addetti.

Detto questo, va sicuramente considerato che l’evoluzione della crisi tra l’Ucraina e la Federazione Russa, il successivo inasprimento delle sanzioni UE ed i conseguenti divieti di importazione della Federazione Russa, accanto alla recente svalutazione del rublo (negli ultimi 18 mesi la moneta russa si è deprezzata del 22,8%), stanno influenzando negativamente, giorno dopo giorno, l’interscambio commerciale del nostro Paese con la Federazione Russa. A tal proposito basta citare un dato: i nostri prodotti dell’agricoltura e quelli alimentari (soggetti a sanzione dal 7 agosto) nel mese di agosto 2014 hanno registrato, rispetto ad agosto 2013, un calo dell’export verso la Federazione Russa del 17,4%, pari a 8,3 milioni di euro in meno. Nello stesso lasso di tempo hanno subito una forte flessione gli articoli in pelle (incluse calzature) con un – 30%, i prodotti tessili (- 26,4%), gli articoli di abbigliamento (- 20,8%), i mobili (- 17,8%).

Un’analisi più mirata ci permette di poter valutare il grado di esposizione verso la Federazione Russa. Su base regionale la regione più esposta risulta essere le Marche, che esporta in Russia beni per 675 milioni di euro, il 6,6% del totale Italia e che, soprattutto, presenta un’incidenza dell’export russo sul proprio valore aggiunto regionale pari all’1,9% (media nazionale 0,7%). Le Marche inoltre, nell’ultimo anno, hanno avuto una diminuzione pari a 68 milioni di euro, con una pesante flessione del 9,2%.

A livello provinciale al primo posto in Italia per incidenza delle esportazioni manifatturiere verso la Federazione Russa sul valore aggiunto territoriale si colloca Fermo con il 4,9%; la provincia di Macerata (124 milioni di euro esportati pari all’1,2% del totale Italia) si posiziona all’8° posto con l’1,8%.

Tra le 31 province che presentano una quota dell’export superiore all’1% si osserva una crescita delle vendite di prodotti manifatturieri nella Federazione Russa nell’ultimo anno in 16 di esse: Macerata è al 13° posto di questa graduatoria, unica provincia delle Marche, con un + 2,5% a cui corrisponde un incremento di 3 milioni di euro.

Concludiamo questa breve disamina rimarcando che tra gli effetti più importanti della crisi tra Ucraina e Federazione Russa vi saranno sicuramente quelli legati all’acquisto di energia. E in particolar modo proprio questi rischiano di trasformarsi, considerando che stiamo entrando nella stagione invernale, in un’ulteriore e incontrollabile forma di conflitto e di ricatto capace di creare conseguenze anche pesanti per quei Paesi, l’Italia è tra questi, che hanno nella Federazione Russa uno tra i maggiori fornitori di energia.

L’economia russa mostra una elevata dipendenza dalla produzione di energia: i settori del gas e del petrolio determinano oltre il 70% delle esportazioni e generano il 52% delle entrate fiscali federali. Relativamente al petrolio la Federazione Russa è il 3° produttore al mondo con 10,44 milioni di barili al giorno, dietro ad Arabia Saudita e Stati Uniti ed il 2° esportatore con 4,72 milioni di barili al giorno dietro all’Arabia Saudita; relativamente al gas la Federazione Russa è il 2° produttore al mondo (dietro agli Stati Uniti) con 669,7 miliardi di metri cubi ed il 1# esportatore con 196 miliardi di metri cubi. In questo contesto gli acquisti di energia assumono grande rilevanza nell’ambito delle relazioni commerciali tra i Paesi Europei e la Russia. La Federazione Russa è il 1° fornitore di energia dell’UE a 28 con 149.512 milioni di euro nell’ultimo anno (settembre 2013/agosto 2014); in particolare sono 14 i Paesi dell’UE a 28 che hanno la Federazione Russa come 1° fornitore di energia.

Tra questi l’Italia è al terzo posto, dopo Belgio e Germania: negli ultimi 12 mesi l’Italia ha importato energia dalla Russia per 15.118 milioni di euro (dall’Azerbaijan importiamo 6.736 milioni, dall’Algeria 4.787 milioni, dall’Arabia Saudita 3.807 milioni e dalla Libia 3.656 milioni).

Nel dettaglio le importazioni di energia per l’Italia sono pari a 8.192 milioni di petrolio (54,2% dell’energia importata dalla Federazione Russa), 6.566 milioni di gas naturale (43,4% dell’import energetico dalla Russia) e 301 milioni di carbone (2,0%).

Negli ultimi dodici mesi l’import di energia dalla Federazione Russa da parte dell’Italia, in valore, si è ridotto del 12,5%, a fronte di una diminuzione dell’8,2% registrata nell’UE a 28.

 

 

 

                                                                                               UFFICIO     STAMPA

                                                                         CONFARTIGIANATO  IMPRESE  MACERATA 

 

 

 

Shares