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15 ottobre 2014 - La news ha avuto 169 visite
Imprese e lavoro: tra Jobs act, anticipo TFR, articolo 18

Imprese e lavoro: tra Jobs act, anticipo TFR, articolo 18

 

Al II° trimestre 2014 l’occupazione in Italia (22.446.000 occupati, di cui il 58,3% maschi e 41,7% femmine) segna una stazionarietà (-0,1%) in ottica tendenziale; nel lungo periodo (2009/2014) la perdita di occupati arriva a 1.135.000 unità, pari ad un calo del 4,8%. Inoltre, se nell’ultimo anno la dinamica per genere non mostra significative differenze, nel lungo periodo la flessione è molto centrata sugli uomini che, in sei anni, perdono 1.084.000 occupati (-7,6%), mentre tiene l’occupazione femminile con una flessione limitata al mezzo punto percentuale (51.000 in valore assoluto).

In aumento la domanda di personale straniero (gli stranieri occupati nell’ultimo anno salgono del 3,9%) mentre l’occupazione di cittadini italiani scende dello 0,5%; nel lungo periodo la crescita degli occupati stranieri arriva a +695.000 unità (+39,8%) mentre l’occupazione degli italiani cade di 1.830.000 unità, pari al –8,4%.

Al II° trimestre 2014 persiste un’accentuata flessione dell’ occupazione giovanile: nella fascia d’età tra i 15 ed i 34 anni sono occupati 5.130.000 giovani, il 22,9% degli occupati (- 4,1% sull’anno precedente); nel lungo periodo si sono persi 2.106.000 giovani occupati (- 33,6%). All’opposto, il mix dato dal maggior utilizzo degli ammortizzatori sociali delle classi più anziane e l’allungamento dell’età di ritiro dal lavoro incrementa, nel breve termine, gli occupati tra i 54 ed i 64 anni (+8,9%) che, nel lungo periodo, sono cresciuti percentualmente del 38,6%

Persiste una debolezza per la domanda di lavoro indipendente: nell’ultimo anno vi erano 16.929.000 di dipendenti contro 5.518.000 indipendenti (rapporto percentuale 75,4% contro 24,6%); se però nell’ultimo anno gli occupati autonomi scendono dell’ 1% (i dipendenti crescono solo dello 0,3%), nel lungo periodo il lavoro indipendente è pressoché decimato, con una caduta del 9,3% a fronte di una flessione del 3,2% del lavoro dipendente.

Altro dato interessante quello del tempo pieno/tempo parziale: l’81,7% degli occupati sono attualmente in regime di tempo totale; nell’ultimo anno salgono gli occupati a tempo parziale (+ 1,9%) mentre scendono quelli impiegati a tempo pieno (- 0,5%). Tra il 2008 ed il 2014 le posizioni a tempo pieno si sono ridotte dell’ 8,9% (- 1.787.000 unità) mentre è salita l’occupazione a tempo parziale (+ 18,8%, 652.000 unità in valore assoluto).

Per completare il quadro occupazionale vanno tenuti in conto anche i processi di globalizzazione, che contribuiscono anche in maniera profonda alle trasformazioni del mercato del lavoro: nel 2011 operavano all’estero 7.408 imprese manifatturiere, estrattive ed energetiche a controllo nazionale, con 896.774 addetti. In un anno le imprese dell’industria in senso stretto (per il 93% composto da manifatturiero) in Italia hanno registrato una diminuzione di 72.988 occupati (- 1,7%) mentre le imprese a controllo nazionale all’estero hanno incrementato gli addetti di 67.496 unità, pari ad u + 8,1%.

Di tutta l’occupazione ben 16.929.000 è costituita da lavoratori dipendenti (55,1% uomini, 44,9% donne). Di essi ben 11.304.118 sono dipendenti di imprese: il 52,5% appartengono alla classe di imprese sotto i 50 addetti, classe che rappresenta il 98,2% del totale imprese.

Per quanto concerne il dibattito in corso in questi giorni riguardante l’applicazione dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori e l’eventuale anticipo del TFR in busta paga, alla luce di questi dati è possibile dare, dal mondo dell’impresa, una sintetica ma significativa valutazione. Nel dibattito inerente l’applicazione dell’articolo 18 si fa riferimento al limite dimensionale di unità produttive con 15 dipendenti: le imprese con oltre 15 addetti sono poco più di centomila, pari al 2,4% del totale mentre i dipendenti coinvolti sono 7.304.795, pari al 64,6% del totale dipendenti delle imprese. In altre parole: il problema sfiora solo marginalmente il comparto delle piccole imprese!

Più complessa la prospettiva di una norma che preveda l’anticipo del TFR al lavoratore: essa penalizzerebbe le imprese in termini di costo del credito avvenendo in una fase di riduzione dei prestiti alle piccole imprese che a luglio 2014 è stata pari al –5,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Una perdita di liquidità non sostenibile, in questo momento economico, soprattutto per le imprese con meno di 50 dipendenti, che in Italia sono 1.329.937 pari al 98,2% del totale imprese e che danno lavoro a 5.939.723 dipendenti, pari al 52,5% del totale.

Uno sguardo ora ad alcuni dati territoriali.

Nella regione Marche gli occupati 2014 ammontano a 641.000 e rappresentano il 2,9% dell’occupazione nazionale; nel breve periodo l’occupazione marchigiana registra un +1,2% (il dato nazionale, come detto, è –0,1%), nel lungo periodo si attesta a –2,4% (la metà, comunque, del dato nazionale).

Nella regione Marche le imprese totali sono 41.413: il 98,4% di esse (40.756) appartiene alla classe 1/49 addetti; i dipendenti totali delle imprese sono 295.966 ed il 65,1% di essi (192.715) appartengono alla classe 1/49 addetti.

Nella provincia di Macerata sono 8.926 le imprese con dipendenti che danno lavoro a 59.311 unità: di esse sono ben 8.796 quelle tra 1 e 49 dipendenti, le quali danno occupazione a 41.207 subordinati.

Sempre nella provincia di Macerata, esaminando il versante imprese, le unità locali con 1/15 addetti risultano essere 29.674 (totale unità locali 30.511 con ascritti 64.847 dipendenti) che danno lavoro a 31.789 dipendenti: va infatti tenuto presente che mediamente il 61% delle imprese attive appartiene alla tipologia con 1 addetto – senza dipendenti.

 

UFFICIO STAMPA CONFARTIGIANATO  IMPRESE  MACERATA

 

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