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18 febbraio 2014 - La news ha avuto 38 visite
Ritardi pagamento: siamo ancora lontani dai pagamenti a 30 giorni, i ritardi costano alle imprese 2,1 miliardi di oneri finanziari

Ritardi pagamento: siamo ancora lontani dai pagamenti a 30 giorni, i ritardi costano alle imprese 2,1 miliardi di oneri finanziari

 

Anche nel 2013, la Pubblica amministrazione italiana è stata la più lenta in Europa a pagare le imprese fornitrici di beni e servizi: con una media di 170 giorni ha superato di 109 giorni la media Ue di 61 giorni e di 140 il limite di 30 giorni imposto dal decreto legislativo n. 192/2012 sui tempi di pagamento entrato in vigore il 1° gennaio 2013 in recepimento della Direttiva 2011/7/Ue.

Un record negativo al quale si somma un altro nostro pessimo primato in Europa: l’Italia ha il maggior debito commerciale della PA verso le imprese, pari al 4% del Pil nazionale.

Lo rileva il Rapporto di Confartigianato sull’applicazione da parte della PA della Direttiva contro i ritardi di pagamento.

Il nostro Rapporto – sottolinea il Presidente di Confartigianato Imprese Macerata Renzo Leonori, – dimostra che in Italia il malcostume dei ritardi di pagamento è duro a morire. I “cattivi pagatori” tengono in ostaggio le imprese e rappresentano uno dei principali ostacoli alla ripresa economica: va ricordato infatti che i ritardi di pagamento degli Enti pubblici sono costati alle imprese italiane 2,1 miliardi di euro di maggiori oneri finanziari, visto che gli imprenditori sono costretti a chiedere prestiti in banca per finanziare la carenza di liquidità derivante dalle fatture non saldate.

Inoltre, paradosso tutto italiano, ai ritardi nei pagamenti si aggiungono i ritardi nell’applicazione dei Decreti sblocca-debiti, varati dal Governo ad aprile e ad agosto 2013 per accelerare i pagamenti alle imprese da parte delle Pubbliche Amministrazioni: ad oggi, infatti, risultano pagati 21.623 milioni, pari al 79,4% dei 27.219 milioni stanziati per il 2013. Le percentuali delle somme effettivamente erogate alle imprese rispetto alle risorse stanziate sono del 94,2% per i debiti dello Stato, scendono all’81,5% per i debiti di Regioni e Province autonome e al 70,2% per quelli di Province e Comuni.

La quota dei pagamenti effettuati cala poi drasticamente per i debiti accumulati dal Servizio Sanitario Nazionale che ammontano a 36.988 milioni, per i quali, ad oggi, ne risultano pagati solamente 6.690 milioni, pari al 18,1%.

I pagamenti in 30 giorni imposti dalla legge rimangono quindi un miraggio per le imprese italiane. La conferma arriva anche da un sondaggio Ispo/Confartigianato, condotto tra il 9 e il 15 gennaio 2014 su un campione di artigiani e piccoli imprenditori: dalla rilevazione emerge che, lo scorso anno, per l’86% delle piccole imprese il saldo delle fatture da parte della PA è avvenuto ben oltre i 30 giorni imposti dalla normativa. Dalla stessa rilevazione emerge che, nel 2013, l’83% dei piccoli imprenditori che hanno risposto al sondaggio non ha rilevato alcuna accelerazione nei tempi di pagamento degli Enti pubblici. In media, i piccoli imprenditori devono aspettare 143 giorni per riscuotere i crediti dalla Pubblica Amministrazione, vale a dire 113 giorni in più rispetto al termine previsto dalla legge. Tra i settori più penalizzati vi è quello delle costruzioni: soltanto  il 7% delle imprese viene pagato entro il limite di 30 giorni.

Nessuno può quindi meravigliarsi se proprio in queste ore l’Unione Europea sta aprendo una “procedura d’infrazione” contro il nostro Paese!

Ritornando sugli effetti nell’economia reale, come logico aspettarsi, i ritardi dei pagamenti hanno avuto pesanti conseguenze sulla gestione delle aziende: in assenza delle risorse dovute dalla PA, il 10% dei piccoli imprenditori ha dovuto rinunciare ad effettuare investimenti per lo sviluppo dell’impresa, l’8% è stato costretto a ritardare a sua volta i pagamenti ai propri fornitori, il 7% ha dovuto chiedere un finanziamento bancario (a condizioni ben più onerose visto che gli istituti di credito hanno richiesto maggiori garanzie oppure hanno imposto un aumento dei costi delle commissioni), un altro 7% ha ridotto le riserve di liquidità d’impresa, il 6% ha ritardato il pagamento di imposte e contributi e un altro 6% ha ritardato il pagamento dello stipendio ai dipendenti.

 

 

 

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