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15 gennaio 2014 - La news ha avuto 28 visite
Rapporto Censis 2013: paese "fiaccato", ma il collasso del sistema Paese è stato scongiurato, le imprese si rinnovano e puntano all’ export, emergono le donne

Rapporto Censis 2013: paese "fiaccato", ma il collasso del sistema Paese è stato scongiurato, le imprese si rinnovano e puntano all’ export, emergono le donne

 

Il collasso del sistema Italia è stato scongiurato, ma il Paese che esce dagli ultimi 5 anni di recessione è «profondamente fiac­cato». E a pagare sono soprattut­to i giovani, sempre più spinti ad andare all’estero. Aziende e fa­miglie hanno adottato strategie di sopravvivenza (puntando sull’export, le prime, e tagliando il superfluo, le seconde). Stanno poi emergendo nuove energie, a partire da donne e immigrati al­la guida di un’azienda. Tuttavia, per tornare a crescere serve ben altro, a cominciare da uno svilup­po dei servizi innovativi fino all’industria della cultura. Que­sto è il quadro che emerge dal 47° rapporto Censis presentato lo scorso 6 dicembre a Roma nella sede del Cnel.

 

Un paese il nostro, in cui secondo l’indagine i settori del lavoro tradizionalmente forti hanno subito un pesante ridimensionamento, con un calo degli occupati tra il 2008 e il 2012 del 10,8% nelle costruzioni, 10,2% nella manifattura, 3,8% nella logistica e dell’1,3% nel commercio. Di contro, altri comparti hanno fatto registrare trend positivi: tra questi vi sono le attività professionali di tipo tecnico-scientifico (+2,3%), quelle di programmazione, consulenza informatica e affini che, seppure ricomprese in un settore sostanzialmente stabile, quello dell’informazione e comunicazione (+0,1%), fanno registrare un deciso balzo in avanti quanto a occupati (+4,7%). Cresce poi la domanda di competenze informatiche, linguistiche, ma anche e soprattutto tecniche e tecnologiche.

 

La recessione ha inciso a 360 gradi sul mondo delle imprese: dal 2009 hanno cessato l’attività più di 1,6 milioni di aziende. Tra il 2009 e il 2012, le imprese manifat­turiere operanti in 55 tra i più rile­vanti distretti produttivi hanno registrato un -3,8%. Le aziende che sopravvivono hanno una sempre più grande tendenza a cercare i propri mercati all’este­ro, con una crescita dell’export del 2,2% nel primo trimestre 2013. Sul versante delle imprese artigiane, dal 2007al 2012 il numero delle imprese attive è diminuito di circa 50.000 unità, a causa anche della mancata generazione di nuova classe imprenditoriale artigiana. Le imprese con titolari di età inferiore ai 30 anni sono passate dal rappresentare l’ 8,1% del totale nel 2007 al 6,5% del 2012, registrando una perdita netta di circa 20.000 imprese.

 

Le realtà sopravvissute hanno ini­ziato a trasformarsi: aumentano gli ambulanti (+8%) e chi punta sul canale online (+20%). Nel pic­colo commercio, il settore ali­mentare contava 129 mila eserci­zi nel 2008: crollati a 121 mila nel 2009, sono ora saliti a 124mila, grazie soprattutto allo sviluppo delle panetterie, delle piccole ri­vendite di frutta e verdura e dei negozi di prodotti etnici (dal 2009 nel commercio al dettaglio il numero di stranieri è cresciuto del 21%)

 

Si sta poi affermando un modello aziendale a guida femminile (quasi un terzo sono nel commercio): nell’ultimo an­no, il saldo tra nuove nate e cessa­te segna un + 5 mila unità.

 

Viceversa, i servizi sono ancora concentrati nei campar­ti arretrati: l’incidenza sul Pil di settori innovativi come i servi­zi alle imprese (dalla finanza al­la comunicazione) è solo al 19,9% contro il 28,2 di Regno Unito e il 23,2% della Francia. Ma l’Italia, primo Paese al mon­do per siti Unesco, è indietro an­che sul fronte cultura: ha un nu­mero di addetti (309mila) pari alla meta’ di quelli in Regno Uni­to, Francia e Germania.

 

Un paese “fiaccato” quindi il nostro, secondo i dati Censis, ma in cui il collasso del sistema è stato scongiurato, in cui le imprese si rinnovano e puntano all’ export, ed in cui emergono le donne.

 

Un versante che dischiude opportunità positive è poi quello che riguarda la propensione dei giovani al lavoro artigianale: secondo una recente indagine Censis-Confartigianato sugli studenti degli ultimi due anni di scuola superiore o professionale, l’11,9% è già indirizzato sulla strada di futuro artigiano, il 19,4% si dichiara possibilista. Un’interessante prospettiva questa, poiché nonostante la crisi economica e la disoccupazione che purtroppo avanza, per i mestieri artigiani ci sono infatti ancora interessanti spazi occupazionali, per la qualità e la specificità delle loro competenze, ed anche perché in molti casi si osserva una difficoltà da parte del mercato nel reperimento di alcune professioni artigiane, in parte causata dalla specificità delle competenze richieste e dalla complessità di trasferire saperi e competenze spesso informali. Secondo Confartigianato è quindi importante comunicare ai giovani le grandi opportunità professionali offerte dai mestieri artigiani, e l’importanza della formazione professionale, attraverso la quale è possibile apprendere concretamente un mestiere e trasformare la propria passione in lavoro.

 

 

UFFICIO STAMPA CONFARTIGIANATO IMPRESE MACERATA

 

 

 

 

 

 

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