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18 dicembre 2013 - La news ha avuto 25 visite
E se domattina ci svegliassimo senza gli artigiani? Elaborazione Confartigianato sul peso dell'artigianato nell'economia italiana e nella vita quotidiana di cittadini e famiglie

E se domattina ci svegliassimo senza gli artigiani? Elaborazione Confartigianato sul peso dell’artigianato nell’economia italiana e nella vita quotidiana di cittadini e famiglie

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Cosa accadrebbe se, da domani mattina, all’improvviso, l’Italia si risvegliasse priva dei 1.416.847 imprenditori artigiani? L’impatto sulla popolazione sarebbe, tutto sommato, abbastanza contenuto: il 2,4% in meno. Ma gli effetti sull’economia e sulle condizioni di benessere di cittadini e famiglie sarebbero quelli di uno tsunami:

–         il valore aggiunto in Italia diminuirebbe dell’11,9%; il “buco di PIL” sarebbe equivalente a quanto prodotto dalle economie di Veneto e Trentino Alto Adige messe insieme;

–         il numero dei disoccupati aumenterebbe del 47,3% ed il tasso di disoccupazione passerebbe dal 12,0% al 18,8%;

–         il made in Italy perderebbe una quota del 9,1%, equivalente alle esportazioni di Toscana e Umbria messe insieme;

–         rimarrebbero 23.681.000 proprietari di immobili senza artigiani dell’edilizia e dell’installazione di impianti che intervengano nella manutenzione;

–         rimarrebbero inanimati 1.054 impianti ad energia eolica e 478.331 impianti fotovoltaici senza una adeguata installazione e manutenzione di artigiani della filiera delle rinnovabili;

–         nei magazzini delle imprese produttrici e nei negozi rimarrebbero 1,2 miliardi di tonnellate di merci che non verrebbero più gestite dalle imprese artigiane di autotrasporto;

–         vi sarebbero 19.391.000 famiglie che possiedono almeno un’automobile e, nel complesso, un parco di 43,5 milioni di veicoli circolanti senza autoriparatori artigiani a cui rivolgersi per manutenzione ed assistenza;

–         vi sarebbero 23.573.000 famiglie che possiedono una lavatrice e 15.293.000 di famiglie che possiedono un lettore dvd senza artigiani riparatori di elettrodomestici in caso di malfunzionamento di apparecchi: Nessuna possibilità di manutenzione per le 7.950.000 famiglie che possiedono condizionatori e climatizzatori;

–         14.213.000 famiglie che possiedono personal computer rimarrebbero senza possibilità di utilizzare le competenze degli artigiani dell’informatica per installazioni, manutenzioni e cablaggi;

–         sono 8.813.000 le famiglie che possiedono una antenna parabolica: per le rimanenti 15.376.000 famiglie non sarebbe più possibile accedere a canali satellitari senza gli artigiani installatori di antenne;

–         i 404.394 sposi nei matrimoni in un anno che non potrebbero indossare un abito nuziale realizzato e provato in una sartoria artigiana; nessun fotografo professionista alla cerimonia, un banchetto senza il dolce nuziale di una pasticceria artigiana specializzata;

–         un disastro per i 27.547.000 italiani abituati a mangiare dolci che vedrebbero sparire pasticcerie, cioccolaterie e gelaterie artigiane;

–         nessun panificio o rosticceria con prodotti artigianali a disposizione per i 15.364.000 italiani che non pranzano a casa;

–         nessun acconciatore ed estetista per le 31.213.168 donne over 15;

–         i 102,9 milioni di visitatori di beni culturali in Italia non potrebbero apprezzare alcun restauro realizzato da artigiani specializzati di 914 monumenti e delle opere contenute in 3.609 musei e 237 aree archeologiche;

–         una débàcle anche per il turismo: per 100 milioni di arrivi turistici mancherebbe la possibilità di utilizzare servizi indispensabili per il soggiorno e di accedere alla qualità dei prodotti dell’artigianato;

–         per tutti i 59 milioni di italiani che rimangono, dopo la sparizione degli artigiani, sarà ancora possibile vestirsi, arredare la casa, fare un regalo ma sparirà la qualità e la perizia degli artigiani negli articoli di abbigliamento, in pelle e pellicce, nei prodotti in legno e nei mobili, nell’oreficeria, nel vetro, nella ceramica.

Questa storia che abbiamo inventato potrebbe, in fondo, avere un lieto fine. Gli artigiani insegnano un lavoro: la formazione ‘sul campo’ fatta dagli artigiani ai neo assunti vale 2,6 miliardi di euro l’anno (pari all’1,5% del valore aggiunto prodotto dall’artigianato); in un anno nell’artigianato sono impiegate in training on the job 95.173.864 ore. Da questa semina quotidiana svolta nelle aziende l’artigianato potrebbe risorgere grazie ai 1.455.797 dipendenti delle imprese artigiane che diventerebbero, a loro volta, imprenditori artigiani, sempre che la burocrazia e la scarsa efficienza della P.A. non uccida questo tentativo di rinascimento dell’artigianato: è amara realtà infatti che tra i 34 Paesi avanzati l’Italia sia al 31° posto per contesto favorevole a fare impresa e che tra tutti i 189 Paesi del mondo l’Italia si posizioni al 65° posto! Al contrario avanziamo all’8° posto per entrate fiscali sul PIL, saliamo al 7° posto per spesa pubblica sul PIL e, addirittura, ci collochiamo al 3° posto per crescita delle entrate fiscali tra il 2005 ed il 2013.

 

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