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27 novembre 2013 - La news ha avuto 23 visite
Fiscale- Indagine Confartigianato: molti di questi numeri spiegano il "perché" della perdurante crisi del nostro sistema Paese

Fiscale- Indagine Confartigianato: molti di questi numeri spiegano il "perché" della perdurante crisi del nostro sistema Paese

 

Dall’analisi di alcuni dati di finanza pubblica condotta dall’Ufficio Studi di Confartigianato emergono numeri impietosi e preoccupanti che spiegano perché il nostro sistema Paese stia pagando dazio alla crisi economica in maniera maggiore e più duratura degli altri stati europei.

In genere siamo abituati ad analizzare dati quali i tassi di disoccupazione giovanile, il numero delle imprese che chiudono, le ore crescenti di cassa integrazione, la perdita di posti di lavoro, ma tutti questi numeri misurano solamente (seppur drammaticamente) gli effetti della crisi  ma non sono in grado di spiegarci il perché di tutto ciò.

Una risposta, seppur parziale, a quest’ultimo pesante e pressante quesito può invece venire da un esame attento di alcuni numeri che andremo sommariamente a presentare: è su di essi che tutti insieme (Governo, Istituzioni, parti sociali) dovranno porre seriamente l’attenzione per mettere in atto tutti insieme, ciascuno per la parte di sua competenza, quelle azioni capaci di invertire la rotta, sapendo mettere anche in discussione vecchie ideologie e dogmi, spacciati per giuste tutele, di anacronistici diritti acquisiti che poi altro non sono che privilegi.

Eccone alcuni tra i più significativi.

 

–         Da un confronto tra 34 economie avanzate ne esce, per il sistema “Italia”, un’equazione non più sostenibile: 7° posto per spesa pubblica/PIL (51,1%) + 8° posto per entrate fiscali/PIL (47,9%) + 3° posto per crescita entrate fiscali/PIL 2005-2013 (4,5%) = 31° posto, quart’ultimi davanti a Grecia, Repubblica Ceca e Malta per contesto di fare impresa.

 

–         Tasso di crescita del PIL pro-capite nell’EU a 28 tra il 2007 ed il 2013: l’Italia presente il 5° peggior risultato con il –10,7% (un terzo dei Paesi mostra segno positivo).

 

–         Il debito pubblico italiano in 10 anni (2003/2013) è cresciuto di 630,9 miliardi di euro (come dire che 1/3 del debito pubblico globale del Paese è stato generato nell’ultimo decennio); solo nell’ultimo anno esso è cresciuto di 83,1 miliardi (+4,2%).

 

–         Nel 2013 l’Italia, con la Germania, ha il saldo primario (entrate meno le spese al netto degli interessi sul debito pubblico) più alto dell’Unione Europea (+2,3%).

 

–         Nel 2013 la pressione fiscale in Italia raggiunge il suo massimo storico: 44,3% del PIL.

 

–         Negli ultimi 8 anni la pressione fiscale in Italia è salita di 4,2 punti di PIL.

 

–         E’ in Italia che si registra il maggior aumento di pressione fiscale: 4,2 punti di PIL contro lo 0,9 dell’UE a 27 e l’1,4 dell’area euro a 18.

 

–         Il sommerso rappresenta in Italia un quinto del PIL: esso viene stimato al 21,1% del PIL ufficiale, superiore di 2,7 punti alla media UE a 27 (18,4).

 

–         Considerando anche l’economia sommersa, la pressione fiscale effettiva è pari al 53,3% del PIL stimato.

 

–         Il divario fiscale con l’Europa arriva nel 2013 a 2,4 punti di PIL e vale 36,9 miliardi di euro (618 euro per abitante).

–         L’Italia è la 18° nazione al mondo (su 189) e la 1° in Europa per più alta tassazione sull’impresa con il 65,8%.

 

–         Nella classifica della Banca Mondiale sulla “facilità di fare impresa” l’Italia si attesta al 25° posto tra i 27 Paesi dell’Unione Europea (davanti solo a Gracia e Malta).

 

–         In Italia il cuneo fiscale che grava sul costo del lavoro su un dipendente single senza figli con retribuzione media è pari al 47,6% (dato 2012): si tratta del sesto cuneo fiscale più oneroso tra i 34 Paesi avanzati dell’OCSE (che registra una media pari al 35,6%). Va ancora peggio per le coppie (sia con uno che due redditi) con due figli, per le quali il cuneo fiscale diventa il 4° più alto tra i Paesi OCSE.

 

–         L’Italia è uno dei Paesi in cui, negli ultimi 8 anni, il costo del lavoro è aumentato di più (+17,4%, 4 punti in più rispetto alla media UE) mentre il compenso dei lavoratori è cresciuto di meno (+12,2%, 6 punti in meno rispetto alla media europea).

 

–         Negli ultimi 2 anni si è assistito, in Italia, ad una flessione di 75 miliardi di euro (-8,2%) nell’ammontare complessivo di prestiti bancari alle imprese.

 

–         Per le procedure finalizzate al pagamento delle imposte e contributi in Italia è necessario un tempo pari a 269 ore, equivalente a circa 34 giorni lavorativi: si tratta di ben 106 ore in più (ossia 13 giornate di differenza) rispetto alla media dei Paesi dell’area Euro, 83 ore in più (10 giornate) rispetto alla media dei Paesi OCSE. Con questi dati siamo al 70° posto su 189 Paesi, al 1° tra i maggiori Paesi europei.

 

 

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