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27 novembre 2013 - La news ha avuto 51 visite
CENTRI STORICI, CULTURA E TURISMO, Un nuovo modello di sviluppo integrato: le proposte di Confartigianato Imprese Macerata

CENTRI STORICI, CULTURA E TURISMO, Un nuovo modello di sviluppo integrato: le proposte di Confartigianato Imprese Macerata

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È ormai consuetudine lamentarsi del fatto che i nostri centri storici si sono svuotati, che la vita e le nuove forme di socializzazione si sono spostate altrove, nei fondovalle, nelle periferie, nei centri commerciali, con una perdita drammatica di centralità e di funzioni dei nostri borghi e dei nostri centri storici.

Va fatta a tal proposito una ponderata riflessione storica: è mancata la coscienza di una politica anche nella nostra Regione, nella nostra Provincia e nei nostri Comuni; per 30 anni essa ha svuotato i centri storici, decentrando tutto, non soltanto le funzioni non compatibili.

Si è tentato di trasferire l’abituale vivibilità delle città favorendo la costruzione di centri commerciali, di grandi villaggi per il turismo, non considerando il fatto che essi quella vitalità e quella partecipazione la riproducono solamente per il tempo dell’acquisto,  del tempo libero, del cinema, del gioco, dello spettacolo e dello sport.

 

Oggi assistiamo anche nella nostra regione al fatto che si sta tentando il “riutilizzo dell’esistente” e la “valorizzazione del patrimonio sociale fisso” grazie sia ad una proposta di legge urbanistica in corso di approvazione, sia alla legge sul Piano Casa che ora consente, seppur prudentemente, di intervenire anche nei centri storici.

Ecco quindi che occorre rivedere le politiche urbanistiche e dell’uso del territorio su scala comunale, provinciale e regionale, all’insegna di una ripolarizzazione delle funzioni terziarie compatibili con i centri storici per i prossimi anni.

Che cosa occorre fare per rivalorizzare, su che cosa bisogna incentrare la ripolarizzazione dei centri storici?

Ricordiamo che la nostra regione Marche ha un patrimonio storico e culturale infinito: più di 100 città d’arte, 500 piazze, più di 1000 monumenti significativi, migliaia di chiese di cui 200 romaniche, 183 santuari, 34 siti archeologici, 72 teatri storici, 400 musei e pinacoteche su 239 comuni (la maggiore densità in Italia), 315 biblioteche che custodiscono oltre 4 milioni di libri.

E’ da qui che dobbiamo quindi ripartire!

Il primo motore di attrazione è sicuramente quello della cultura, che ha ispirato la nascita di questi luoghi, ridando vita e opportunità a varie forme di socializzazione.

Nelle Marche molti teatri non possono più essere aperti soltanto due mesi all’anno, le biblioteche e le pinacoteche non possono essere aperte soltanto durante l’orario di lavoro delle persone normali, perché sono aperture inutili. Con la flessibilità degli orari per l’accesso a musei, biblioteche, teatri, magari creando un luogo d’accesso gratuito wi-fi, una caffetteria, un bookshop, la possibilità di essere d’estate rinfrescati e d’inverno riscaldati, di ospitare giovani e meno giovani in attività ricreative, culturali, politiche e associative, si potrebbe favorire forme di socializzazione, senza demonizzarne altre.

È ormai consolidato il principio che “cultura e turismo fanno economia”, ma la provincia di Macerata, in base ai dati diffusi nell’ultima Giornata dell’Economia della Camera di Commercio di Macerata, riesce ad intercettare non più del 15-16% degli arrivi e delle presenze dei turisti che transitano nelle Marche.

Il turismo è diventato una delle maggiori industrie del mondo con un fatturato annuo stimato attorno ai 3.000 miliardi di dollari ed ha continuato a registrare negli ultimi anni un tasso di crescita medio pari al 4-5% annuo. Molti paesi hanno un grande interesse a sostenere lo sviluppo del turismo proprio per le positive ricadute socio-economiche di questo settore.

La crescente concorrenza nel mercato implica che i beni e servizi non sono più sufficienti e che i produttori devono differenziare i propri prodotti, trasformandoli in “esperienze” in grado di coinvolgere il consumatore.

 

Questo processo riguarda le città di tutto il mondo ed in particolare quelle a vocazione squisitamente turistica quali i nostri borghi ed i centri storici più qualificati, che entrano così in competizione attiva allo scopo di attrarre residenti e visitatori.

La concorrenza tra i siti turistici deriva dalla loro capacità attrattiva che dipende almeno da queste sei circostanze:

  1. pluralità di valori culturali, artistici, storici, ambientali;
  2. accessibilità;
  3. livello di strutture e densità di strutture turistiche;
  4. qualità dei servizi turistici offerti (materiali e immateriali);
  5. qualità sociale e identitaria del sito;
  6. disponibilità di specifici servizi aggiuntivi.

Intervenire in uno o tutti i componenti di cui sopra consente di migliorare la competitività. Nel lungo periodo è possibile modificare la qualità dei valori culturali di un sito, di un borgo, di un centro storico o affermare la sua identità, migliorare il livello delle strutture ricettive.

La disponibilità di servizi aggiuntivi è un altro punto di forza su cui puntare nella prospettiva appena delineata che vede un’importanza sempre crescente delle esperienze immateriali da offrire ai turisti e visitatori. Tale disponibilità è riferita principalmente nel godimento e nell’utilizzo dell’architettura, delle opere storico-artistiche in grado di determinare un coinvolgimento emotivo dell’utente.

All’interno di questo quadro generale, il ruolo giocato dalla valorizzazione e dalla fruizione del patrimonio storico, artistico e culturale dei nostri centri storici  può sviluppare un vantaggio competitivo sostenibile importante.

Occorre però ridefinire una strategia urbanistica, economica, commerciale, turistica nel segno della ri-valorizzazione delle funzioni compatibili, del riuso e della riscoperta delle funzioni di scala dei nostri centri storici: artigianato e commercio come leve compatibili con le funzioni del centro storico.

È opportuno sostenere il richiamo dell’artigianato artistico, tipico e tradizionale nei centri storici, come pure dell’artigianato di servizio. 

Il centro storico può essere pensato come bene comune e collettivo di tutta la città da gestire attraverso la partecipazione diretta dei cittadini, nell’ottica di una vera valorizzazione culturale, ambientale ed economica. E la spinta a questo processo può esser data anche dalla valorizzazione dei molti borghi rurali che abbiamo e che hanno le caratteristiche dei centri storici.

Il centro storico può essere il “laboratorio progettuale della città in evoluzione”, luogo da ripensare e ricreare attraverso un confronto continuo per una riqualificazione che non sia solo un fatto edilizio, costruttivo, quanto piuttosto un progetto che nasca da politiche strutturali, da scelte economiche e di marketing, da piani di sviluppo del commercio e dell’artigianato, della cultura e dell’istruzione, così come da piani del traffico, dei trasporti e da piani particolareggiati da aggiornare o da progettare laddove non ci sono.

L’obiettivo è quello di riportare vivibilità e vitalità al “bene comune”, da intendersi come un unico sistema urbano.

Come fare? Ecco, a nostro avviso, un breve vademecum.

–         Prevedere un sistema di incentivi alla residenza ed uso degli spazi per fini commerciali e culturali. La valorizzazione e la tutela del centro storico, inteso come valorizzazione materica, passa in primo luogo per l’uso degli immobili e degli spazi che i cittadini ne fanno.

–         Stimolare la residenza facendo sì che gli immobili storici e la città non perdano le funzioni del vivere e del lavorare. Ciò è possibile solo se si mantengono attività quali quelle del commercio di servizio e di nicchia (tipico, artistico e tradizionale), gli uffici, le istituzioni di rappresentanza istituzionale e del lavoro e così pure quelle dell’istruzione e quelle culturali.

–         Stimolare i privati  alle ristrutturazioni immobiliari promuovendo e pubblicizzando l’utilizzo di strumenti di incentivazione fiscale e di ristrutturazione esistenti come il Piano Casa per gli ampliamenti possibili anche nel centro storico, la detrazione fiscale per le  ristrutturazioni ed il risparmio energetico, i contributi attraverso la recente misura del conto termico, riducendo sensibilmente anche il canone di occupazione del suolo pubblico per i cantieri.

–         Prevedere un piano e misure di facilitazione e servizi per gli abitanti del centro storico per attrarre nuovi nuclei familiari, coppie giovani e anziani, con facilitazioni e card per acquisto nei negozi del centro convenzionati, attività di assistenza e servizi, carsharing o bike-sharing, facilitazioni per l’utilizzo dei parcheggi, strutture di servizio e di aiuto per gli anziani in ogni ambito della vita quotidiana, buoni spesa, sconti e servizi per chi decide di vivere in centro storico.

–         Promuovere la locazione degli immobili di proprietà pubblica sfitti o sottoutilizzati con la formula del comodato d’uso a tempo determinato, privilegiando le attività svolte da cooperative, associazioni culturali, di volontariato e di azione sul territorio, botteghe artigiane o di prodotti tipici locali e attività artistiche.

–         Ideare un bando pubblico per l’utilizzo di immobili sfitti con particolare attenzione alla riconversione per alcuni fini (culturali di ampio raggio, attività turistiche e dell’accoglienza, attività artigianali, attività legate alla tematica “food – qualità – territorio”, associazionismo per la cooperazione e lo sviluppo, fini educativi e ludici) e diretto in maniera privilegiata a giovani imprenditori, cooperative, associazioni culturali e associazioni locali in genere, fasce deboli, imprenditoria femminile e gruppi di donne, disoccupati.

–         Incentivare gli insediamenti commerciali nel centro storico per attività quali botteghe artigiane, attività culturali, attività eno-gastronomiche di qualità e legate alla promozione, all’identità ed alla specificità del territorio.

–         Porre la massima attenzione al decoro urbano, alla pulizia, all’illuminazione, alla cartellonistica.

–         Porre altresì la massima attenzione all’arredo delle principali piazze funzionali allo svolgimento di attività di socializzazione o di fruizione di eventi culturali ed artistici, altrimenti abbandonate e destinate all’isolamento ed al degrado.

–         Redigere o rivedere il Piano dei Rumori per le aree del centro storico che dovrebbe prevedere soglie di volume e individuare fasce orarie, contemperando esigenze diverse per studenti, residenti e operatori commerciali.

–         Prevedere mercati di qualità a cadenza fissa, in grado di favorire la frequentazione di cittadini e turisti e porre particolare attenzione ai punti di ristoro e a punti vendita fissi che offrano cibo e prodotti locali e biologici, botteghe artigiane di qualità, ma anche spazi per iniziative culturali, ludico-educative per bambini e giovani, ricreative per anziani e in generale attività di divertimento e svago “costruttivi” per il cittadino.

–         Favorire l’allestimento all’interno dei mercati comunali di un negozio cosiddetto “leggero” (vendita di prodotto sfuso) per la riduzione dei rifiuti alla fonte e con prezzi competitivi, oltre alla realizzazione di laboratori ed eventi connessi all’educazione del gusto.

–         Calendarizzare e comunicare efficacemente gli eventi in corso e in programma con info-video, fruibili nei punti chiave della città soprattutto nei momenti in cui gli uffici informazione sono chiusi, anche attraverso l’utilizzo di una mappa e di un calendario aggiornato degli eventi che si svolgono nel centro storico.

–         Porre grande attenzione al problema dell’accessibilità al centro storico per le auto. Spesso e volentieri la mancata regolamentazione ingenera la finta impressione che la libertà d’ingresso sia uno stimolo alla fruibilità del centro storico: il più delle volte non è così! Va sempre tenuto presente che l’obiettivo principale è quello di soddisfare le esigenze dei diversi utenti attuali e potenziali del centro storico, quali ad esempio quelli che possono trovarvi servizi fruibili in tempi rapidi e che possono quindi ricavare un po’ di tempo da dedicare ad  acquisti facilitati da una sorta di “tranquillità urbana”, ma anche quelli che vi accedono per lavoro, per studio e gli stessi residenti, sviluppando in centro il “salotto buono” della città. Complementare a questa impostazione dovranno essere però misure quali l’incentivazione dell’utilizzo di un efficiente trasporto pubblico urbano, il recupero di aree di maggior pregio sottratte magari all’offerta di sosta, una incentivazione della rotazione (unica misura capace di dare, in modo democratico, effettiva linfa alle attività commerciali ed alle esigenze individuali di turisti, residenti e cittadini tutti.

 

 

                                                                                              

                                                                                                   UFFICIO     STAMPA

                                                                              CONFARTIGIANATO  IMPRESE  MACERATA

 

 

In allegato documento relativo a CENTRI STORICI, CULTURA E TURISMO Un nuovo modello di sviluppo integrato
                                

Guarda il video di E’Tv Macerata al seguente link:

https://www.youtube.com/watch?v=r_xzupm0phU&feature=youtube_gdata_player

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