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5 novembre 2013 - La news ha avuto 23 visite
Legge di stabilità, Confartigianato: persa una grande occasione

Legge di stabilità, Confartigianato: persa una grande occasione

 

 

Quando, dopo le ultime elezioni, che avevano dato risultati contraddittori negando la possibilità a ciascuna delle coalizioni in campo di avere i numeri per formare il governo, anche di fronte al rischio di dover ritornare a votare ancora con la stessa legge elettorale, e quindi con la certezza di un nuovo stallo che avrebbe avuto conseguenze drammatiche per il Paese noi, assieme a tutte le associazioni di categoria ed a tutte le altre forze sociali, lanciammo l’appello alla politica di pensare all’interesse del Paese prospettando la nascita dell’unico governo possibile, quello delle cosiddette “larghe intese”, lo facemmo con l’intima convinzione che per uscire dalla crisi fosse necessario oltre che avere comunque un Governo nel pieno delle sue funzioni, averlo anche forte del consenso più ampio possibile perché la strada da percorrere non era certamente tappezzata da rose e fiori.

In altre parole: il Paese aveva finalmente l’opportunità, costretto a ciò dal risultato elettorale, di poter fare quelle riforme e quelle scelte, alcune magari impopolari, la cui paternità sarebbe stata di  tutti (e quindi di nessuno in termini di futuro costo elettorale) ma sulla cui necessità, a parole, nessuno ha mai espresso dubbio alcuno. Mi riferisco alle riforme istituzionali (tra le quali la drastica riduzione del numero dei parlamentari, l’abolizione del finanziamento pubblico dei partiti e l’abolizione delle province), all’abolizione di privilegi (che qualcuno ha ancora il coraggio di chiamarli “diritti acquisiti”), ad una vera riforma fiscale capace di spostare l’entità del prelievo dal lavoro verso la rendita e la ricchezza, all’abbattimento o, almeno, al contenimento degli sprechi, alla vera lotta all’evasione fiscale (non solo quella del piccolo artigiano o commerciante, ma soprattutto quella che permette l’accumulo o l’esportazione di grandi capitali), al dimagrimento ed alla maggior efficienza della pubblica amministrazione, al taglio dell’enorme e comunque insostenibile spesa pubblica.

Tutto ciò però non ha trovato finora, e la legge di stabilità appena presentata ne è tangibile testimonianza, alcun riscontro concreto. Tanti annunci, tante buone intenzioni, ma alla prova dei fatti per ora assai poco. Purtroppo è prevalso ciò che assolutamente non doveva, cioè la difesa a priori di interessi di categorie e di elettorato, con aut-aut e infine compromessi al ribasso: veti incrociati, bandierine da fissare e poi sventolare per accrescere futuri consensi piuttosto che il raggiungimento dell’auspicato “bene comune”!

Ritornando alla legge di stabilità, il Governo avrebbe potuto e dovuto fare sicuramente di più per stimolare la crescita, pur rispettando i vincoli europei. Ma avrebbe dovuto trovare nel bilancio i soldi per finanziare vere riduzioni fiscali su lavoro e su imprese: in altre parole avrebbe dovuto fare quegli interventi e quelle riforme cui accennavo sopra che però poi non avrebbero pagato dal punto di vista elettorale. E qui sta il dramma: un governo di “larghe intese” che fin dall’inizio ha fatto di tutto per apparire ed essere un governo di “larghe contese”, un governo che vive alla giornata, non avendo mai sottoscritto un vincolante programma comune, un governo che media continuamente non sulle cose ritenute utili per il Paese bensì sugli interessi di bottega. Avevamo tutti sperato che questo governo sarebbe stato un vero governo di servizio per gli italiani, ma questi primi mesi non hanno proprio dimostrato questo. Ma non è mai troppo tardi: cambiare rotta si deve e si può! Un’occasione come questa per fare “insieme” le cose che servono, cercando di fare dell’attività di governo non una perenne campagna elettorale ma un impegno concreto per ciò che serve al Paese (quello di oggi ma anche quello di domani), che permetta alle forze politiche di aggredire in maniera “anonima” (tutti responsabili, quindi nessuno responsabile!) problemi altrimenti irrisolvibili quali la pletora di eletti e nominati nelle istituzioni e negli enti, superindennità, superstipendi, superliquidazioni, superconsulenze, vitalizi, pensioni d’oro e pensioni comunque spropositate in rapporto ai versamenti effettuati, sprechi in acquisizione di beni e servizi da parte della P.A., vera lotta all’evasione fiscale, non può essere assolutamente persa!

 

                                                                                            Cav. Renzo Leonori

                                                                                          Presidente Provinciale

                                                                                Confartigianato Imprese Macerata

 

 

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