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30 ottobre 2013 - La news ha avuto 22 visite
L’Italia spende poco e male in welfare per la famiglia: 20,3 mld, pari al 39,3% in meno dell’Ue. Penalizzato il lavoro delle donne: 1 su 2 è inattiva

L’Italia spende poco e male in welfare per la famiglia: 20,3 mld, pari al 39,3% in meno dell’Ue. Penalizzato il lavoro delle donne: 1 su 2 è inattiva

 

L’Italia non è un Paese per mamme che lavorano, siano esse dipendenti o autonome: a tenere distanti le donne dal mondo del lavoro è anche il basso investimento nei servizi di welfare che dovrebbero favorire la conciliazione tra attività professionali e cura della famiglia.

La spesa pubblica per aiutare le donne a far nascere e crescere i figli è pari a 20,3 miliardi, equivalente all’1,3% del Pil e inferiore del 39,3% rispetto alla media dei 27 Paesi Ue. Il dato emerge dall’Osservatorio sull’imprenditoria femminile curato dall’Ufficio studi di Confartigianato.

L’analisi rivela, in particolare, che in Italia la spesa pubblica per le prestazioni a favore delle nascite (sostegno al reddito in caso di nascita di un figlio) è pari a 3,1 miliardi, inferiore del 26,6% rispetto alla media europea; quella a sostegno della crescita dei bambini (sevizi educativi pre-scolari ) è di 2,8 miliardi, più bassa del 51,2% rispetto alla media Ue; quella a favore dei giovani under 18 (assegni familiari, figli a carico ecc.) è di 6,6 miliardi, inferiore del 51,5% rispetto all’Ue.

Più in generale possiamo affermare che nell’UE a 27 la media delle risorse che vengono destinate al welfare per la famiglia sono pari al 2,26 del PIL (lo 0,33% per le “nascite”, lo 0,44% per la crescita dei bambini, l’1,03% per i giovani under 18, lo 0,46% per altre prestazioni familiari) mentre nel nostro Paese le cifre sono molto ma molto più basse: il totale ammonta all’1,31% del PIL ed è generato dalla somma dello 0,20% destinato alle “nascite”, dello 0,18% destinato alla crescita dei bambini, dello 0,43% per i giovani e dello 0,50% per altre prestazioni). In altre parole, fatta 100 la spesa UE per ogni singola voce, in Italia si spende 73,4 per le nascite, 48,8 per la crescita dei bambini, 48,5 per i giovani con un valore per abitante pari a 60,7.

Crisi economica e qualità dei servizi pubblici per la famiglia influenzano la natalità: infatti, al gap Italia-Ue per gli investimenti nel welfare familiare si accompagna un costante calo delle nascite diminuite tra il 2008 e il 2001 del 7,3%. Insieme con la diminuzione delle nascite, è in discesa l’utilizzo di alcuni strumenti di welfare a sostegno della maternità e della conciliazione lavoro-famiglia: congedo obbligatorio retribuito di maternità, congedo parentale, assegno di maternità dello Stato e dei Comuni, assegno al nucleo familiare. In particolare il congedo obbligatorio retribuito di maternità che spetta alla lavoratrice madre, dipendente o autonoma, nel 2012 ha visto un calo del 6,8% degli utilizzatori rispetto al 2011. Nel dettaglio, la diminuzione è stata del 5,6% per le dipendenti, mentre è crollata del 17,6% per le lavoratrici autonome e del 18,6% per le artigiane. Stessa sorte per il congedo parentale, i cui utilizzatori sono diminuiti sono diminuiti del 4,9% tra il 2011 e il 2012. Per quanto riguarda poi l’assegno di maternità dello Stato e dei Comuni, il calo dei beneficiari è stato del 4%. Segno negativo anche per  l’assegno al nucleo familiare i cui beneficiari sono diminuiti dello 0,9% tra il 2011 e il 2012. Ma, sembra addirittura che ci siano mamme di “serie A” e di “serie B”: per quanto riguarda il congedo obbligatorio retribuito di maternità, nel 2012, i beneficiari sono stati, per il 91,5%, lavoratori/trici dipendenti e soltanto per il 9,5% le lavoratrici autonome, di cui 1/4 artigiane. Differenze tra dipendenti e autonome anche per il congedo parentale: le dipendenti possono utilizzarlo entro gli 8 anni del bambino, mentre i lavoratori autonomi hanno diritto a 3 mesi solo entro il primo anno di età del bambino.

L’Osservatorio di Confartigianato ha esaminato anche la qualità di alcuni servizi pubblici utili per le donne che devono conciliare lavoro, famiglia e maternità. A cominciare dai servizi comunali per l’infanzia (asilo nido, micronidi o servizi integrativi e innovativi) utilizzati soltanto dal 14% dei bambini sotto i 3 anni. Non va meglio per la quota di posti letto nei presidi residenziali socio-assistenziali e socio-sanitari che sono, in media nazionale, pari a 7 ogni 1.000 abitanti. Molto bassa anche la percentuale degli anziani over 65 che utilizzano il servizio di assistenza domiciliare integrata (ADI): appena il 4,1%.

Ultimo elemento significativo individuato dallo studio è che il welfare italiano non aiuta l’occupazione femminile. Quantità e qualità della spesa pubblica per la famiglia influenzano infatti la partecipazione al mercato del lavoro: in Italia quasi 1 donna su 2 (46,5%) è inattiva. Con differenze molto marcate tra regione e regione. Per quanto attiene le Marche il tasso di inattività femminile tra i 15 ed i 64 anni si attesta al 38,7%, un dato positivo rispetto al resto delle altre regioni (solo 5 hanno risultati migliori).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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