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4 settembre 2013 - La news ha avuto 54 visite
IMU e Tares sempre più care per le imprese - Rilevazione di Confartigianato

9,3 miliardi: è quanto hanno pagato nel 2012 gli imprenditori italiani per l’Imu sugli immobili produttivi. Una somma pari al 39,1% del totale dei 23,7 miliardi di gettito Imu dello scorso anno. Ma da gennaio 2013 l’imposta municipale sui capannoni delle imprese è più costosa: infatti l’aumento automatico da 60 a 65 del moltiplicatore da applicare alle rendite catastali per gli immobili produttivi, scattato da inizio anno, ha fatto lievitare il prelievo Imu dell’8,3%, pari a 491,2 milioni di euro di maggiori tasse per le aziende italiane.

Facendo un sommario confronto, si scopre che, rispetto all’Ici, l’Imposta municipale sugli immobili ha generato un maggiore prelievo fiscale di 14,5 miliardi sui contribuenti italiani. Ed a pagare di più, nel passaggio da Ici a Imu, sono stati gli imprenditori. Infatti il 50,6% dei Comuni italiani ha aumentato l’aliquota base da applicare agli immobili produttivi, il 47,9% ha mantenuto l’aliquota base del 7,6 per mille e soltanto l’1,6% dei Comuni l’ha ridotta: con il risultato che l’aliquota media nazionale applicata agli immobili produttivi è pari al 9,4 per mille, a fronte del valore base del 7,6 per mille.

Se l’Imu ha aumentato il prelievo fiscale sulle imprese, le cose non sembrano certo migliorare con la Tares.  L’applicazione del nuovo tributo su rifiuti e servizi provocherà un aumento medio di 26 euro per abitante, pari al 17,6% in più rispetto a quanto è avvenuto finora con l’applicazione degli attuali tributi sui rifiuti: Tarsu e Tia. E questo, per paradosso, in un momento in cui i rifiuti da smaltire sono sicuramente diminuiti in conseguenza dei minori consumi connessi alla crisi e dell’incremento della raccolta differenziata! I rincari derivanti dalla Tares andrebbero a sommarsi ai continui aumenti registrati in questi anni dalle tariffe dei rifiuti: tra marzo 2012 e marzo 2013 sono cresciute del 4,9%, tra marzo 2008 e marzo 2013 gli aumenti sono stati del 22,1% e, addirittura, negli ultimi 10 anni hanno raggiunto il + 56,6%. Per alcune tipologie di imprese, l’applicazione della Tares sarebbe un vero e proprio salasso: è il caso delle attività artigiane di pizza al taglio operanti in piccoli Comuni che attualmente applicano la Tarsu e che, con l’introduzione della Tares, subirebbero rincari del 301,1%. Non andrebbe meglio per i laboratori artigiani di pasticceria che pagherebbero il 181,7% in più. Aumenti significativi anche per i piccoli produttori di pane e pasta che nel passaggio da Tarsu a Tares sarebbero costretti a sborsare il 93,6% in più.

“Da questo Governo – commenta il Presidente di Confartigianato Imprese Macerata cav. Renzo Leonori – ci saremmo aspettati, sul piano fiscale, sicuramente di più. Aver mantenuto gli impegni di abolire l’Imu sugli immobili invenduti è stato sicuramente un atto apprezzato, ma non è stata certamente una bella sorpresa, per gli imprenditori, trovare immutata l’Imu sugli immobili strumentali e la loro non deducibilità dal reddito. Inoltre, anche sul progetto di “service tax” restiamo fortemente perplessi: la storia recente del federalismo all’italiana ci insegna che la tassazione locale è inesorabilmente cresciuta anno su anno, sia pure con carichi territoriali differenti. Una volta tanto vorremmo che i fatti smentissero la storia e quindi chiediamo estrema attenzione nel costruire l’impianto del nuovo tributo che, per ora, non elimina la tanto contestata Tares per il 2013. Gli artigiani ed i piccoli imprenditori non possono sopportare ulteriori aumenti di pressione fiscale, ne’ l’incertezza su tempi e modalità di applicazione dei tributi”.

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