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3 luglio 2013 - La news ha avuto 43 visite
Gli interventi del Governo per la promozione dell’ occupazione – DL. N.76/2013

Gli interventi del Governo per la promozione dell’ occupazione – DL. N.76/2013

 

 

In data 26 giugno 2013 il Consiglio dei Ministri ha approvato il Decreto Legge n. 76/2013 contenente le prime misure urgenti per il rilancio dell’occupazione, in particolare giovanile. Il decreto contiene, da un lato, misure straordinarie per la promozione dell’occupazione, in particolare giovanile, e, dall’altro, disposizioni in materia di rapporti di lavoro, di occupazione e di previdenza sociale che intervengono anche a modificare la Legge n. 92/2012 (Riforma Fornero).

 

 

INCENTIVI PER NUOVE ASSUNZIONI A TEMPO INDETERMINATO DI LAVORATORI GIOVANI (ART. 1)

 

Al fine di promuovere la stabile occupazione giovanile, è previsto, in via sperimentale, un incentivo per i datori di lavoro che assumano, con contratto di lavoro a tempo indeterminato,lavoratori di età compresa tra i 18 ed i 29 anni che rientrino in una delle seguenti condizioni:

a) siano privi di un impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi;

b) siano privi di un diploma di scuola media superiore o professionale;

c) vivano soli con una o più persone a carico.

Le assunzioni, che devono comportare un incremento occupazionale netto, potranno essere effettuate a decorrere dal giorno successivo alla data di entrata in vigore del decreto, e in ogni caso non antecedente alla data di approvazione degli atti di riprogrammazione dei programmi nazionali cofinanziati dai Fondi strutturali 2007-2013, e non oltre il 30 giugno 2015.

L’incentivo è pari a un terzo della retribuzione mensile lorda imponibile ai fini previdenziali, per un periodo di 18 mesi, ed è corrisposto al datore di lavoro unicamente mediante conguaglio nelle

denunce contributive mensili del periodo di riferimento: il valore mensile dell’agevolazione non può comunque superare l’importo di 650 euro per lavoratore.

L’incentivo è corrisposto, per un periodo di 12 mesi, sempre entro i limiti di 650 euro mensili per lavoratore, anche nel caso di trasformazione con contratto a tempo indeterminato. In tal caso il datore di lavoro è tenuto ad effettuare un’ulteriore assunzione, al fine di realizzare il prescritto incremento occupazionale: per tale assunzione, tuttavia, è possibile prescindere dalle condizioni soggettive richieste dal decreto.

L’incentivo sarà concesso dall’INPS, secondo le modalità che saranno definite dall’Istituto entro 60 giorni dall’entrata in vigore del decreto legge, in base all’ordine cronologico riferito alla data di assunzione più risalente rispetto alle domande pervenute, fino ad esaurimento delle risorse.

 

 

 

INTERVENTI STRAORDINARI PER FAVORIRE L’OCCUPAZIONE, IN PARTICOLARE GIOVANILE (ART. 2)

 

L’articolo 2 del decreto contiene misure di carattere straordinario e temporaneo, applicabili fino al 31 dicembre 2015, volte a fronteggiare la grave situazione occupazionale che coinvolge in particolare i soggetti giovani.

In particolare, al fine di restituire all’apprendistato il ruolo di modalità tipica di entrata dei giovani nel mercato del lavoro, il decreto prevede che, entro il 30 settembre 2013, la Conferenza Stato – Regioni adotti delle Linee Guida volte a disciplinare il contratto di apprendistato professionalizzante per assunzioni effettuate entro il 31 dicembre 2015 dalle microimprese, piccole e medie imprese, anche in vista di una disciplina maggiormente uniforme sull’intero territorio nazionale dell’offerta formativa pubblica di cui all’articolo 4 del D.Lgs. n. 167/2011.

Fino al 31 dicembre 2015, inoltre, il ricorso ai tirocini formativi e di orientamento nelle Regioni e Province Autonome dove non è stata adottata la relativa disciplina, è ammesso secondo le disposizioni contenute nell’articolo 18 della Legge n. 196/1997 e nel DM 25 marzo 1998, n. 142: in tal caso la durata massima dei tirocini prevista dall’articolo 7 del decreto interministeriale è prorogabile di un mese.

Per promuovere, infine, l’alternanza tra studio e lavoro, il comma 10 dell’articolo 2 autorizza la spesa di 3 milioni per l’anno 2013 e di 7,6 milioni per l’anno 2014 da destinare al sostegno delle attività di tirocinio curriculare da parte degli studenti iscritti ai corsi di laurea nell’anno accademico 2013-2014.

Ad ogni studente utilmente collocato in graduatoria, sarà assegnato un rimborso spese di 400 euro mensili, di cui 200 euro corrisposti dall’Università ed ulteriori 200 corrisposti, a titolo di cofinanziamento, dal soggetto ospitante, pubblico o privato.

Viene, inoltre, previsto che il Ministero dell’Istruzione, entro 60 giorni dall’entrata in vigore del decreto legge, fissi con proprio decreto i criteri e le modalità per definire piani triennali di intervento “per la realizzazione di tirocini formativi in orario extracurriculare presso imprese, altre strutture produttive di beni e servizi o enti pubblici, destinati agli studenti della quarta classe delle scuole secondarie di secondo grado, con priorità per quelli degli istituti tecnici e degli istituti professionali”.

 

MISURE PER L’ATTUAZIONE DELLA “GARANZIA PER I GIOVANI” E LA RICOLLOCAZIONE DEI LAVORATORI DESTINATARI DI AMMORTIZZATORI SOCIALI IN DEROGA (ART. 5)

 

Al fine di dare attuazione, a decorrere dal 1° gennaio 2014, alla c.d. “Garanzia per i Giovani” (Youth Guarantee), nonché di promuovere la ricollocazione dei lavoratori beneficiari di ammortizzatori sociali “in deroga”, è prevista l’istituzione presso il Ministero del Lavoro di un’apposita struttura di missione, che opererà, in via sperimentale, in attesa del riordino dei servizi per l’impiego, fino al 31 dicembre 2015.

 

MODIFICHE ALLA LEGGE N. 92/2012 (ART. 7)

 

Contratto a tempo determinato

 

L’art. 7, comma 1, lett. a) del decreto prevede che il requisito della causale non sia richiesto, oltre che nell’ipotesi del primo rapporto a tempo determinato, di durata non superiore a dodici mesi, anche in ogni altra ipotesi individuata dai contratti collettivi, anche aziendali, stipulati dalle organizzazioni sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale.

 

La lett. b) del medesimo articolo, prevede la possibilità di prorogare la durata dei contratti a tempo determinato a-causali, a differenza di quanto previsto dalla Legge n. 92/2012 (la Riforma Fornero aveva, infatti, stabilito che tali contratti non potessero essere prorogati).

 

In ordine alla scadenza del termine, la lett. c) del medesimo articolo, prevede che anche il contratto a termine a-causale possa proseguire oltre la scadenza originariamente prevista, nel limite di 30 o 50 giorni (a seconda che la durata sia inferiore o superiore a 6 mesi) ed è abrogato l’obbligo (introdotto dalla Riforma Fornero), di comunicare al Centro per l’Impiego la prosecuzione del termine oltre la scadenza originariamente fissata.

 

Relativamente alla successione tra contratti a termine, sempre la lett. c) del decreto ripristina gli originari intervalli previsti dal D.Lgs. n. 368/2001: 10 giorni per contratti di durata fino a 6 mesi, e 20 giorni per contratti di durata superiore.

L’obbligo di rispettare i citati intervalli, tuttavia, non trova applicazione nei confronti dei lavoratori impiegati nelle attività stagionali, nonché in relazione alle ipotesi individuate dai contratti collettivi, anche aziendali, stipulati dalle organizzazioni sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale.

 

Con riferimento all’ambito di applicazione della disciplina del contratto a termine, il decreto (art. 7, comma 1, lett. d) chiarisce che sono esclusi dal campo di applicazione del D.Lgs. n. 368/2001 i contratti di lavoro conclusi lavoratori in mobilità.

 

Viene, infine, previsto che anche i contratti a termine a-causali possono essere oggetto dei limiti quantitativi stabiliti dai contratti collettivi ai sensi dell’art. 10, comma 7, del D.Lgs. n. 368/2001.

 

Contratto di lavoro intermittente

 

Il decreto introduce alcune modifiche anche alla disciplina del lavoro intermittente.

 

In particolare, l’art. 7, comma 2, lett. a) prevede che il ricorso a tale tipologia contrattuale sia ammesso, in ogni caso (e quindi a prescindere dai requisiti soggettivi od oggettivi) per un periodo complessivamente non superiore alle quattrocento giornate di effettivo lavoro nell’arco di tre anni solari. A tal riguardo, il comma 3 dell’art. 7 del decreto precisa che vanno computate esclusivamente le giornate di effettivo lavoro prestate successivamente all’entrata in vigore della disposizione.

 

Per quanto concerne, invece, l’obbligo di comunicazione preventiva introdotto dalla Legge n. 92/2012, il decreto (art. 7, comma 2, lett. b) stabilisce che la sanzione prevista per il caso di mancata comunicazione non trova applicazione qualora, dagli adempimenti di carattere contributivo precedentemente assolti, si evidenzi la volontà di non occultare la prestazione di lavoro.

 

Infine, il comma 5 dell’art. 7 del decreto interviene anche sul periodo transitorio per la validità dei contratti già sottoscritti alla data del 18 luglio 2012 (data di entrata in vigore della Legge n. 92/2012), estendendo la clausola di salvaguardia al 31 dicembre 2013: quindi, i contratti incompatibili con la nuove disposizioni cesseranno di produrre effetti dal 1° gennaio 2014.

 

Lavoro a progetto

 

L’art. 7, comma 2, lett. c) del decreto interviene sull’art. 61, comma 1, del D.Lgs. n. 276/2003, prevedendo che il progetto non può comportare lo svolgimento di compiti meramente esecutivi e ripetitivi (in precedenza il riferimento era a compiti “esecutivi o ripetitivi”): di conseguenza, i requisiti della esecutività e ripetitività devono essere contemporaneamente presenti per poter escludere la possibilità di stipulare un contratto a progetto.

La norma (art. 7, comma 2, lett. c), inoltre, elimina dall’art. 62 le parole “ai fini della prova”: ne consegue che l’indicazione degli elementi di cui allo stesso art. 62 (durata, descrizione del progetto, compenso) è richiesta ad substantiam.

 

Lavoro accessorio

 

Il decreto interviene sull’art. 70, comma 1, del D.Lgs. n. 276/2003 (art. 7, comma 2, lett. e) eliminando, nella definizione della tipologia contrattuale, il riferimento alla natura meramente occasionale dell’attività lavorativa.

In tal modo viene definitivamente sancito che ai fini qualificatori della fattispecie risulta determinante unicamente il requisito di carattere economico dei 5.000 o 2.000 euro.

 

Per ulteriori informazioni:

c.marincioni@macerata.confartigianato.it

0733.366412

 

 

 

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