Categorie: news,

18 marzo 2013 - La news ha avuto 15 visite
Rischio di ingovernabilità: per Confartigianato colpo mortale alla nostra economia e pericolo per la coesione sociale e il sistema Paese

Rischio di ingovernabilità: per Confartigianato colpo mortale alla nostra economia e pericolo per la coesione sociale e il sistema Paese

 

Dopo aver rischiato, un anno e mezzo fa, il tracollo finanziario del Paese, dopo esser andati al voto anticipato con una grave crisi economica in atto,dopo aver assistito ad una campagna elettorale fatta soprattutto di spot e di promesse irrealizzabili, oggi, dopo il voto, – afferma Folco Bellabarba, Presidente Provinciale di Confartigianato Imprese Macerata – ci troviamo forse peggio di prima: un Parlamento non solo privo di una maggioranza omogenea, ma, quel che è più grave, senza apparenti prospettive di governabilità  Il rischio concreto è quello di veder vanificati tutti quei sacrifici sostenuti in questo ultimo anno e mezzo da cittadini, famiglie ed imprese. I commenti delle forze politiche dopo il voto sono infatti tutti ancorati alla vecchia protervia, al gioco di chi dice di aver  vinto (tutti), ai veti incrociati. La cosa grave è che, in una democrazia rappresentativa qual è la nostra, pochi sono i rappresentanti in sintonia con i rappresentati: in questi ultimi è chiara infatti la percezione che il Paese reale è quasi allo sbando, per gli eletti invece i problemi sembrano essere ben altri, quali ad esempio quelli con chi fare o non fare alleanze prescindendo dai programmi, dalle possibili convergenze, dalle reali necessità del Paese. I nostri Parlamentari e le forze politiche tutte debbono prendere atto che la situazione è da allarme rosso e che bisogna ora più che mai superare pregiudizi e contrapposizioni: serve responsabilità, servono risposte concrete sia per le imprese che per le famiglie, serve il prima possibile un Governo che possa agire e che, al contempo, possa rassicurare i mercati ed i nostri partner europei. L’alternativa è l’ingovernabilità del Paese, senza possibili altre prospettive: il ritorno immediato alle urne che qualcuno indica come soluzione non potrà portare infatti alcun beneficio su questo fronte visto che la causa prima di detta ingovernabilità risiede nella pessima legge elettorale che resterebbe ancora in vigore!

Secondo una stima dell’ufficio studi della Cgia di Mestre se, nei prossimi giorni, i partiti politici non troveranno un’intesa in grado di garantire la nascita di un nuovo esecutivo che affronti da subito alcune priorità di carattere economico-fiscale, il costo per le famiglie e le imprese sarà, per l’anno in corso, di almeno 23 miliardi di euro!

Nello specifico, se non si riuscirà ad evitare l’aumento dell’Iva dal 21 al 22% previsto dal primo luglio, i consumatori subiranno un aggravio di imposta per l’anno in corso pari a 2 miliardi di euro; se non si ritoccherà l’impianto della Tares (la nuova imposta sulla gestione dei rifiuti) dal prossimo mese di luglio le famiglie e le imprese pagheranno quest’anno 2 miliardi di euro in più rispetto al 2012; ancora, su uno stock di 80/90 miliardi di euro di mancati pagamenti da parte dello stato nei confronti delle imprese private, l’impegno assunto per il 2013 è di sboccarne almeno 10; inoltre, se non si ridurrà ulteriormente l’Irap ed il costo del lavoro le imprese ed i lavoratori non si gioveranno di un necessario sconto fiscale pari ad un importo stimabile in 5,5 miliardi di euro. Nel caso in cui non si riuscisse a formare in tempi brevi un nuovo esecutivo, la situazione più critica esploderà all’inizio dell’estate: infatti a giugno è prevista la prima rata dell’Imu, mentre ad inizio luglio dovremo pagare la prima maxi rata della Tares e subire l’aumento di un punto percentuale dell’Iva. Tra giugno e luglio inoltre è prevista anche l’autoliquidazione Irpef che tra saldo 2012 ed acconto 2013 costerà ai contribuenti italiani 8,5 miliardi di euro circa. E, a peggiorare la situazione, sul fronte delle aziende, va rimarcata l’impennata dei protesti (cresciuti in 5 anni del 12,8%), la difficoltà a pagare i propri addetti (circa la metà di esse sono state costrette nel 2012 a rateizzare in qualche modo gli stipendi  dei dipendenti), l’aumento esponenziale degli insoluti (nel 2012 l’ammontare complessivo delle insolvenze aveva superato la soglia de 95 miliardi di euro).

 

                                                                                 UFFICIO     STAMPA

                                                            CONFARTIGIANATO IMPRESE MACERATA

 

Shares