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25 febbraio 2013 - La news ha avuto 43 visite
Tempo di elezioni: e dopo?

Tempo di elezioni: e dopo?

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La campagna elettorale è fortunatamente terminata: mai come questa volta si sono ascoltate polemiche sterili e promesse a dir poco fantasiose e palesemente irrealizzabili. C’è chi ha promesso abolizioni o forti riduzioni di Imu, Irap ed Irpef, c’è chi ha promesso occupazione e crescita con ricette magiche ed immediate, c’è chi ha promesso l’uno e l’altro insieme. E’ il gioco delle parti: pur di accaparrarsi voti ciascuno cerca di cavalcare il disagio sociale, i malcontenti e le proteste promettendo mari e monti.

Ma fra qualche ora, ad urne aperte, finirà la stagione del “dire” per lasciare il posto a quella del “fare”. Qualunque Governo uscirà da queste elezioni dovrà necessariamente pensare ad agire: siamo un Paese in piena crisi, se non finanziaria sicuramente economica, i problemi vanno pertanto affrontati e possibilmente risolti nel più breve tempo possibile. Parlare di crescita come la panacea di tutti i mali è facile, il difficile è il realizzarla. La crescita non avviene per decreto, il Governo non può direttamente crearla, ma può (e deve) porre in essere tutte le condizioni affinché il Paese possa effettivamente tornare a crescere. Perché ciò avvenga occorre ripartire dalle ragioni dell’economia reale, cioè dalle ragioni delle imprese e del lavoro. La crescita e la ricchezza che ne consegue non la crea né il Governo né le altre Istituzioni: a loro sono demandati i compiti di spenderla, di ridistribuirla! La ricchezza viene invece interamente prodotta dalle imprese le quali poi la riversano sull’intera società attraverso posti di lavoro, imposte e tasse. Ecco quindi la necessità di ricreare le condizioni per sostenere, con interventi strutturali, il mondo imprenditoriale.

 Il Paese deve ritornare a crescere: questa è la priorità assoluta, dopo si potranno affrontare e risolvere i problemi sociali connessi alla redistribuzione della ricchezza prodotta secondo criteri di equità. Farlo senza crescere significa o ridistribuire la povertà o continuare ad incrementare il debito pubblico! E quest’ultima possibilità non ce la possiamo proprio permettere!

La ricetta non è semplice, ma alcuni punti cardine debbono esser posti e mantenuti nel tempo. Eccone alcuni:

–         operare una vera e seria azione di spending review della spesa pubblica;

–         realizzare una riduzione della pressione fiscale, incrementando al contempo la lotta all’evasione anche attraverso nuovi strumenti quali ad esempio il contrasto di interessi: rendere detraibili scontrini e ricevute, almeno per alcune tipologie di spese (ad esempio quelle concernenti casa, auto, servizi alla persona), determinerebbe automaticamente, da parte del cittadino, l’interesse a richiedere e pretendere scontrini e ricevute fiscali;

–         scongiurare l’aumento dell’Iva previsto a partire dal 1° luglio prossimo;

–         fornire liquidità al sistema delle imprese sia attraverso il credito (favorendo la solidità dei Confidi e facilitando il ricorso al Fondo di Garanzia per le PMI) sia dando piena attuazione alla nuova legge sui tempi di pagamento;

–         proseguire, con reali ed efficaci provvedimenti, l’azione di semplificazione e di sburocratizzazione;

–         operare interventi decisi sul mercato del lavoro: esso oggi soffre di una debolezza strutturale legata ai molteplici vincoli burocratici e gestionali, a politiche economiche non orientate verso lo sviluppo dell’impresa, ad un costo del lavoro troppo alto. A tal riguardo va rimarcato che le recenti penalizzazioni introdotte nella flessibilità in entrata rischiano di produrre ulteriori riduzioni delle opportunità occupazionali. Si dovrebbe allora consentire alle imprese di utilizzare tutte le forme contrattuali, andrebbe ripensata la lotta al lavoro nero, occorrerebbe intervenire sul cuneo fiscale e retributivo per diminuire il costo del lavoro ed aumentare le retribuzioni e la competitività dei nostri sistemi produttivi.

 

 

                                                                                           Comm. Folco Bellabarba

                                                                                             Presidente Provinciale

                                                                                   Confartigianato Imprese Macerata

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