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8 febbraio 2013 - La news ha avuto 114 visite
In provincia di Macerata il 25% delle imprese è "rosa"

In provincia di Macerata il 25% delle imprese è "rosa"

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In provincia di Macerata il 25,01% dell’imprenditoria è oggi rappresentato da donne. E’ quanto risulta da uno studio di Confartigianato Imprese Macerata che ha elaborato dati forniti dalla Camera di Commercio di Macerata

Sono infatti, alla data del 31 dicembre 2012, ben 9.069 ( 80 in meno rispetto all’anno precedente) le imprese attive “al femminile” nella nostra provincia: 6.651 sono ditte individuali, 1.471 sono società di persone, 845 sono società di capitali e 102 appartengono alla categoria “altre forme”. Ricordiamo che si considerano “imprese femminili” quelle imprese in cui la partecipazione femminile sia superiore al 50% con riferimento alla natura giuridica, all’eventuale quota di capitale sociale detenuto da ciascun socio donna ed alla percentuale di donne presenti tra gli amministratori, titolari o soci dell’impresa.

Per quanto attiene la distribuzione per Comune chiaramente i numeri più alti si hanno nei centri maggiori ma ognuno dei 57 centri della provincia ha, almeno, un’impresa femminile sul proprio territorio: si va dalle 1.194 di Civitanova Marche alle 1.056 di Macerata, per proseguire poi con le 621 di Recanati, le 587 di Tolentino, le 418 di Corridonia, le 408 di San Severino Marche, le 351 di Treia, le 335 di Potenza Picena e le 310 di Cingoli. Chiudono la graduatoria i piccoli Comuni di Bolognola (7), Castelsantangelo sul Nera (6), Fiordimonte (5), Montecavallo ed Acquacanina (2).

Più significativa, forse, una graduatoria comunale stilata sulla base del rapporto imprese femminili/imprese totali: qui troviamo al vertice Pioraco (35,44%) seguito da Bolognola (35,00%), Muccia (32,64%), Fiuminata (30,00%); al tredicesimo posto Recanati (26,85%), al diciassettesimo Treia (26,35%), al diciottesimo ed al diciannovesimo posto rispettivamente Tolentino (26,28%) e San Severino Marche (26,24%), al ventunesimo Civitanova Marche (25,66%), al trentunesimo Macerata (24,86%), al trentaseiesimo Corridonia (24,25%), al quarantesimo Potenza Picena (23,43%), al cinquantaduesimo Cingoli (20,12%); chiudono la graduatoria i Comuni di Gagliole (18,07%), Castelsantangelo sul Nera (14,63%) e, fanalino di coda, Monte Cavallo (9,09%).

Interessante anche uno sguardo sui campi di attività di dette imprese: ben 2.616 sono le imprese operanti nel settore agricolo; 2.202 sono invece le imprese in rosa che si occupano commercio all’ingrosso/dettaglio e riparazione auto/moto; operano nelle attività manifatturiere 1.120 aziende al femminile ove le tipologie più rappresentate sono la fabbricazione di articoli in pelle e cuoio calzature (409), l’abbigliamento ed il tessile (230), le attività alimentari (127); inoltre, ben 696 sono le imprese operanti nel settore alloggio e ristorazione, 874 invece quelle operanti nei servizi alla persona; rappresentati infine anche segmenti più tipicamente maschili quali quelli dell’edilizia (258 imprese) e dei trasporti (90).

Confartigianato Imprese Macerata, la più grande organizzazione della categoria artigiana della provincia, annovera, fra gli oltre 6.000 suoi associati, più di 1.000 imprenditrici le quali, all’interno dell’Associazione, per meglio tutelare e veder rappresentate le proprie esigenze, si sono costituite nel gruppo “Donne Impresa”. – Il ruolo della donna imprenditrice – afferma la presidentessa provinciale del gruppo Katia Fidani, titolare dello studio grafico K-Brush di Tolentino – è sempre più enfatizzato e riconosciuto ma ciò avviene più frequentemente sulla carta che nella pratica quotidiana.

Infatti, benché notevoli passi avanti siano, negli ultimi anni, effettivamente stati fatti per migliorare la condizione femminile, molto vi è ancora da fare soprattutto per ciò che concerne il lavoro, soprattutto quello autonomo: le scarse tutele sociali ancora oggi esistenti, le grandi difficoltà a conciliare gli impegni di madre, di moglie, di assistente per i familiari ammalati o anziani e di casalinga con il mondo del lavoro, sono un oggettivo disincentivo ad intraprendere un’attività in proprio. Ed è questo il fronte su cui le associazioni di rappresentanza debbono convergere. Le donne sul lavoro, come negli altri campi, non vogliono privilegi, quote o riserve di posti: chiedono solo effettive “pari opportunità” -.

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