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21 dicembre 2012 - La news ha avuto 67 visite
Il Presidente Bellabarba: Una nuova politica fiscale o il paese muore

Il Presidente Bellabarba: Una nuova politica fiscale o il paese muore

 

Diceva Maffeo Pantaleoni, insigne maestro di economia del secolo scorso, che qualunque imbecille può inventare ed imporre tasse. L’abilità consiste invece nel ridurre le spese, dando nondimeno servizi efficienti, corrispondenti all’importo delle tasse e nel fissare le tasse in modo che esse non ostacolino la produzione ed il commercio o per lo meno che li danneggino il meno possibile . Un’affermazione apparentemente banale ma a ben vedere un giudizio che si attanaglia appieno alle politiche di finanza pubblica seguite dall’Italia non solo durante “l’euro-crisi” di questi ultimi anni ma in tutti gli ultimi decenni, a prescindere dal colore politico dei vari Governi che via via si sono succeduti.

Finora la politica ha privilegiato il cosiddetto “tassa e spendi”: il problema è che oggi, anche volendo, non possiamo più permetterci questa ricetta. La pressione fiscale su persone ed imprese ha raggiunto livelli insostenibili (nessun Paese ha contemporaneamente accresciuto le “imposte dirette” con le addizionali locali, le “indirette” con Iva ed accise, le “patrimoniali” con l’Imu, conto titoli, sovrimposta su auto e così via) ed il debito pubblico, che ha sfondato quota 2.000 miliardi di euro, non è più dilatabile (anzi, la futura sostenibilità del debito è obbligatoriamente legata ad una seria e progressiva riduzione dello stesso).

Ridurre la pressione fiscale significa, fra le altre cose, incentivare la ripresa dei consumi e dare una spinta a nuova occupazione. Ridurre la pressione fiscale è quindi necessario, ma occorre che ciò sia compatibile con il bilancio pubblico! Ma per ridurre l’imposizione fiscale occorre prima di tutto reperire risorse aggiuntive attraverso una vera e seria lotta all’evasione fiscale che, oltre a causare un minor gettito per le casse dello Stato (la perdita viene stimata in almeno 10 punti di Pil!) determina anche concorrenza sleale con danni quindi alle imprese regolari e, soprattutto, ridurre il fabbisogno dello Stato attraverso tagli consistenti alla spesa pubblica che rappresenta il 50% del nostro Pil. Chiaramente non si chiedono tagli indiscriminati e lineari bensì tagli mirati, indirizzati soprattutto a circoscrivere, se non possibile

eliminare, sprechi e malversazioni: un concreto e consistente abbattimento dei costi della politica, l’abolizione di Enti inutili o comunque superflui, forte dimagrimento dei bilanci delle Regioni (che son quelle che negli ultimi anni hanno fatto registrare aggravi di spesa spropositati: un plauso va alle nostre Marche, in controtendenza, risultando tra le Regioni più virtuose), rigoroso controllo contabile sulla pubblica amministrazione.

Tutte cose, queste, che ci diciamo da anni e che i politici, tutti, asseriscono di volere anch’essi: ma i fatti, purtroppo, non sono andati in questa direzione!

Ora si avvicinano le elezioni: l’auspicio, spero non vano, è che non prevalgano le solite promesse e logiche populistiche e demagogiche, volte solo ad accaparrarsi consensi e poltrone, ma che il perseguimento del “bene comune” sia l’unico scopo di chi sarà chiamato a governare. Ne và del nostro futuro, ne và del futuro dei nostri figli, ne và del futuro del nostro Paese.

 

UFFICIO STAMPA CONFARTIGIANATO IMPRESE MACERATA

 

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