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10 dicembre 2010 - La news ha avuto 27 visite
Economia provinciale: quali prospettive di ripresa? Intervista al Presidente Provinciale di Confartigianato Imprese Macerata Folco Bellabarba

Economia provinciale: quali prospettive di ripresa? Intervista al Presidente Provinciale di Confartigianato Imprese Macerata Folco Bellabarba

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Economia, quale prospettiva economica nel breve periodo ci aspetta nel Maceratese?

Per quanto attiene il mondo artigiano, da sempre il volano dell’economia del Paese e in particolare del nostro territorio, ho segnali di una lieve ripresa, anche se non omogenea, delle nostre imprese. Da valutazioni oggettive del nostro osservatorio si prevede un fine 2010 in ripresa: si renderanno disponibili nuovi posti di lavoro e le aziende saranno interessate da un incremento dell’attività produttiva anche se il fatturato non correrà con lo stesso ritmo, con parte delle imprese che continueranno ad operare con margini in diminuzione ed anche se tale prospettiva di ripresa non interesserà purtroppo tutti i segmenti produttivi: in ripresa il settore calzaturiero mentre pagheranno ancora dazio alla crisi i comparti del legno, del mobile, del tessile ed abbigliamento. Prospettive queste che vanno però calate nel contesto di un sistema produttivo che ha pagato e continua a pagare un forte tributo alla crisi. Un dato per tutti: nell’ultimo anno il tasso di crescita di nati/mortalità delle imprese artigiane nella nostra provincia segna un – 0,15% (cioè il numero di imprese costrette a chiudere supera quello delle nuove imprese create).

Una sua ricetta personale anticrisi….

Nessuno la ha, e figuriamoci quindi se posso esser io a dettare ricette…. Quello che però posso affermare, per lo meno per quanto attiene ciò che più conosco, cioè il mondo artigiano che nel nostro territorio è prevalentemente manifatturiero, che occorre sempre più puntare sulla qualità, sull’innovazione, sull’internazionalizzazione (favorendo la costituzione di reti d’impresa vincendo le resistenze individualistiche tipiche peraltro dell’indole del piccolo imprenditore). Dobbiamo poi definitivamente prendere atto dell’evoluzione tumultuosa avvenuta in questi ultimi anni sul mercato globale: il commercio mondiale sta privilegiando due tipologie di mercato, quelle di "fascia bassa" e quelle di "fascia alta". Il settore intermedio non risulta più d’interesse. E siccome sulla "fascia bassa" non possiamo più competere (i paesi dell’Est e l’Oriente, con costi del lavoro irrisori, hanno di fatto creato una sorta di monopolio), dobbiamo sempre più far leva sul "vero made in Italy", che significa qualità, design ed innovazione. E proprio sulla valorizzazione del vero made in Italy la nostra Associazione ha da qualche tempo investito risorse ed idee attraverso la creazione e la promozione del marchio "100% made in Italy".

L’illegalità, da sempre ai margini del territorio, potrebbe trovare innesco in un quadro persistentemente critico? Ci sono segnali, secondo Lei?

E’ di tutta evidenza che alcuni degli effetti della crisi, in particolare una crescente disoccupazione ed una minore produttività da parte di aziende sane rischino di favorire il lavoro nero ed illegale oltrechè possibili infiltrazioni malavitose; il nostro territorio non è immune da questo rischio, ma l’aver tenuto alta la guardia su questo tema da parte degli organi preposti ai controlli e da chi, come la nostra Associazione, si è fatto carico (e continua a farsi carico) di una serie di iniziative atte a smascherare ed a denunciare il lavoro abusivo (convegni, campagne medianiche, tavoli degli attori interessati al problema, attivazione di una linea telefonica e un indirizzo di posta elettronica a ciò dedicato) hanno contribuito e contribuiscono senz’altro a ridimensionare questo pericolo.

Turismo e cultura fino a che punto possono colmare la perdita di occupazione nelle fabbriche?

La nostra provincia deve far tesoro delle opportunità paesaggistiche, monumentali e culturali offerte dal territorio: turismo (fra l’altro possiamo offrire mare, collina e monti) e cultura (musei, le tante iniziative locali, le due manifestazioni di risonanza nazionale e non solo legate allo Sferisterio quali Macerata Opera Festival e Musicultura) con il loro indotto già offrono buone opportunità di lavoro alle nostre imprese. Su tale settore comunque vedo notevoli ulteriori potenzialità di crescita con relativi riverberi anche sul versante occupazionale. Ma il turismo e la cultura sono settori di traino con evidenze stagionali e pertanto non credo proprio che il loro ulteriore sviluppo possa determinare effetti duraturi sul versante occupazionale tali da bilanciare le perdite dei posti di lavoro nelle fabbriche.

C’è una strategia d’uscita dalla situazione attuale ed un modello nuovo di sviluppo per un territorio così variegato come il maceratese che Guido Piovene definiva a ragione il plurale di una regione al plurale, le Marche?

Come ho già avuto modo di rispondere precedentemente non ho purtroppo la ricetta magica da suggerire per uscire dalla crisi. Quello che però credo indispensabile fare per riprendere la giusta via della crescita e dello sviluppo sia mettere assieme le tante pluralità economiche (Camera di Commercio, Banche, Fondazioni ecc.), sociali ed istituzionali al fine di fare squadra e di marciare di conseguenza tutte nella stessa direzione al fine di non disperdere idee e soprattutto le poche risorse disponibili. Quello di cui abbiamo bisogno è rappresentato da una nuova politica industriale, dal completamento delle riforme su welfare e mercato del lavoro, da semplificazioni burocratiche ed amministrative, da snellimento dell’apparato pubblico, da più meritocrazia e da liberalizzazioni vere. Inoltre, visto che i nostri artigiani sono bravissimi a creare ed a produrre mentre lo sono assai meno a commercializzare ed a vendere, è soprattutto nella direzione di un  concreto sostegno a presidiare i mercati esteri che dovrebbero esser assunte iniziative comuni.

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