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15 ottobre 2010 - La news ha avuto 29 visite
CONFARTIGIANATO: UNA VERA RIFORMA FISCALE NON E’ PIU’ RINVIABILE

CONFARTIGIANATO: UNA VERA RIFORMA FISCALE NON E’ PIU’ RINVIABILE

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Da mesi ormai assistiamo, nauseati e disarmati, all’indecoroso spettacolo messo in campo dal cosiddetto "teatrino della politica": escort, case a Montecarlo, attacchi incrociati tra alcune tra le più alte cariche dello Stato, nascita di nuovi gruppi parlamentari, annunci di creazione di nuovi soggetti politici, passaggio di parlamentari da un fronte all’altro (deprecabile, ma fino a quando l’elezione è senza vincoli di mandato, legittimo seppur non morale), discussioni su problemi che non interessano minimamente i comuni cittadini quali quelli sulle intercettazioni, sul legittimo impedimento, sul lodo Alfano, sulla riforma elettorale, su nuove imminenti elezioni e così via. Il tutto in un momento in cui il Paese, le famiglie, le imprese, stanno pagando ancora dazio, in termini di occupazione, riduzione dei consumi, difficoltà di accesso al credito e contrazione dello sviluppo e della crescita, alla grave crisi mondiale esplosa  due anni fa.

Ed il Governo? In conseguenza di quanto sopra, distolto dai suoi impegni e dalle sue promesse: così non si può andare avanti!  Occorre al più presto che esso rimetta al centro della sua azione la ricerca di soluzioni ai tanti veri problemi che gravano sul Paese. La gente, nel quotidiano, si confronta con le difficoltà economiche, con il rischio di perdere il lavoro, con il timore per il proprio futuro e di quello dei propri figli: è su questi temi economici che occorrono nuove ricette e nuove risposte. Pochi giorni fa sono stati individuati (e votati), dalla maggioranza del Parlamento, almeno cinque temi su cui lavorare da qui a fine legislatura. Di essi il più importante di tutti è senza alcun dubbio quello della "riforma fiscale". Da anni se ne parla, ma non è più possibile eluderla o rinviarla.  Quello di cui il Paese (e la galassia delle piccole e medie imprese soprattutto!) ha bisogno non è un semplice ritocco di aliquote, una redistribuzione del carico fiscale, una nuova disciplina di deduzioni e detrazioni, cioè, in poche parole, un’opera di "restiling" alla vecchia impalcatura del fisco: occorre una vera e propria riforma, capace cioè di ridurre la pressione fiscale a persone ed imprese  (l’attuale carico fiscale sulle imprese italiane ha toccato quota 48,3% – quasi il doppio di quello che grava, mediamente, sulle imprese tedesche!).

Ridurre la pressione fiscale è necessario e possibile anche tenendo conto delle esigenze e delle compatibilità di bilancio pubblico, come giustamente pretende il Ministro Tremonti.

Ridurre l’imposizione fiscale per tutti è attuabile sia reperendo risorse aggiuntive attraverso una vera e seria lotta all’evasione fiscale, sia (o anche) riducendo il fabbisogno dello Stato attraverso tagli alla spesa pubblica, che rappresenta il 50% del PIL (non tagli indiscriminati, ma eliminazione di sprechi, malversazioni o truffe). In particolare è importante circoscrivere ai minimi termini l’evasione fiscale, la quale ha un effetto dirompente sul sistema economico del Paese: minor gettito per le casse dello Stato (stimate in almeno 8 punti di Pil) che significa maggior carico fiscale sugli altri cittadini onesti contribuenti, concorrenza sleale e quindi danni alle imprese regolari, visto che gran parte dell’evasione e dell’elusione riguarda comparti connessi alla produzione di beni o servizi. Ridurre ulteriormente l’imposizione fiscale su lavoratori ed aziende è altresì possibile attraverso una redistribuzione del prelievo fiscale, spostando parte dell’onere della tassazione sulle rendite finanziarie e sui grandi patrimoni.

Infine, un serio e rigoroso controllo, anche attraverso l’introduzione di parametri standard, dell’immensa voragine che è la spesa sanitaria, la quale oltre ad assorbire il gettito dell’Irap riesce a generare deficit inimmaginabili. Una spesa più corretta, non soggetta a clientele o peggio, è la strada maestra per avviare quel percorso, più volte annunciato ma mai iniziato, per non creare ulteriori buchi di bilancio alle Regioni, che dovrebbe portare alla progressiva e graduale scomparsa dell’Irap: un primo passo di questo processo potrebbe esser quello dell’abolizione del monte salario dall’imponibile Irap.

Prima si metta mano a questa riforma, poi si passi all’introduzione del federalismo fiscale: fatto questo si affrontino pure tutti gli altri problemi in agenda……

 

UFFICIO STAMPA CONFARTIGIANATO IMPRESE MACERATA

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