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19 marzo 2009 - La news ha avuto 18 visite
Dentro la crisi:ecco le proposte di Confartigianato alle piccole imprese per fronteggiare lo stato di crisi

Dentro la crisi:ecco le proposte di Confartigianato alle piccole imprese per fronteggiare lo stato di crisi

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Grande partecipazione di dirigenti ed imprenditori artigiani all’incontro promosso da Confartigianato per fare il punto sulla attuale situazione di crisi. Il dott. Quintavalle, responsabile nazionale dell’Ufficio Studi della Confederazione ha illustrato agli intervenuti un complesso ed articolato “Rapporto sulla crisi”, sintesi di dati prodotti da 85 fonti pubbliche e 44 organizzazioni statistiche nazionali ed internazionali oltrechè da vari Osservatori di Confartigianato. Alla fine del viaggio tra analisi, elaborazioni e previsioni sono scaturite una serie di proposte che Confartigianato presenterà al tavolo PMI-Governo dei prossimi giorni.
Diamo, di seguito, gli aspetti più significativi emersi dall’incontro. (Va comunque tenuto conto  che lo studio fotografa la situazione al 10 marzo e che essa è in costante evoluzione).
Previsioni
Sulla durata della crisi: nessuno è in grado di farla con una fondata attendibilità, comunque tutti sono concordi sul fatto che, almeno fino a luglio 2009, i dati non mostreranno sicuramente segnali di miglioramento.
Sulla dinamica del PIL 2009: a settembre 2008 esso veniva stimato in + 0,1%; al momento attuale esso è al – 2,6%. Nel 2009 è prevista “recessione mondiale”: il calo dell’Italia è previsto inferiore a quello di molti Paesi ma, secondo il Fondo Monetario, l’Italia sarà l’unico Paese che registrerà tre anni consecutivi di calo. Le recessioni seguite a crisi finanziarie con dissesti bancari sono generalmente le più gravi: iniziano prima, determinano perdite più profonde, durano più a lungo (media delle 18 crisi precedenti con analoghe caratteristiche durata crisi 2 anni, perdita PIL –1,5%). In Italia, dal 1970, il PIL è diminuito solo nel 1975, nel 1993 e nel 2008 (nel 2003 crescita 0).
Sempre in Italia, negli ultimi 12 mesi, il valore dei titoli bancari è sceso del – 70,9% ma da gennaio 2009 ad oggi la perdita è stata di – 44,9%.
Manufatturiero – Alcuni indicatori congiunturali (dati 2008 rispetto ad analogo periodo 2007)
Nel IV° trimestre 2008 si acuisce la crisi del manufatturiero: produzione – 6,4% (- 8,0% artigianato), fatturato – 5,3% (- 6,3% artigianato), ordini – 7,2% (- 7,6% artigianato), export – 1,0 ( + 0,5% artigianato).
Nell’anno 2008 in toto la produzione segna – 4,8% (i peggiori risultati nelle “pelli e calzature” con – 10,2 e nel “legno” con – 9,8%); per quanto attiene il fatturato, solo 3 comparti presentano segno +: metalli, alimentare e raffinazione; tutti gli altri sono in calo con punte del – 5,9% nel mobile, del – 5% nel legno e del – 4,2% nel Tessile-Abbigliamento-Calzatura; gli ordini hanno subito una contrazione del – 3,2% (- 1,3% gli ordini interni, – 6,5% quelli dall’estero): i peggiori dati sono per “pelle-calzature” (- 8,7%) “mobile” (- 8,0%), “tessile-abbigliamento ( – 5,5%)
Sempre nell’anno 2008 l’export verso l’UE ha segnato un – 0,7%, verso l’extraUE un + 6,0%.
Nel 2008 il valore dei protesti cresce dell’ 11;7% (nelle Marche + 5,6%)
Nel 2008 le procedure fallimentari crescono del + 2,2% (settore “costruzioni” maglia nera con + 15,1%).
I prezzi alla produzione segnano un valore medio di – 3,5%: in 3 settori su 12 i prezzi crescono meno dell’inflazione; in 7 su 12 i prezzi sono inferiori rispetto a quelli dell’anno precedente
Nel bimestre gennaio/febbraio 2009 v’è stato un forte calo dei consumi di energia elettrica: – 8,7%.
L’Italia è il 2° Paese Europeo (dopo la Germania) per numero di occupati nel manufatturiero.
L’Italia è in Europa il Paese con la maggior creazione di Valore Aggiunto nel settore manufatturiero da parte di PMI.
Il V.A. delle piccole imprese manifatturiere italiane è superiore del 25% a quello delle Istituzioni creditizie inglesi (le prime in Europa).
In Italia il V.A. realizzato dalle imprese manifatturiere è 6 volte quello generato dal settore del credito.
Mercato del lavoro
Nel III° trimestre 2008 il tasso di disoccuopazione passa al 6,1% rispetto al 5,6% dell’anno precedente. In Italia i disoccupati crescono di 127.000 unità, in Spagna, maglia nera, di 807.000.
Si accentua la distruzione di posti di lavoro nella grande impresa: dicembre 2008 – 1,5%.
Cala il “lavoro indipendente”. Esso è il segmento più esposto ai segnali di deterioramento del mercato del lavoro: nel III° trim. 2008 – 3,7% ( – 223.000 unità).
Il calo del “lavoro a termine” è contenuto (statisticamente pari a 0).
In crescita risulta l’occupazione “dipendente” ( + 324.000 pari a + 1,9%) sostenuta per lo più dai comparti presidiati dalla piccola impresa (servizi alla persona + 8,8%, trasporto + 5,9%, commercio e riparazione + 4,2%, servizi alle imprese + 3,2%, costruzioni + 2,5%). Una flessione si registra invece in due comparti tipicamente presidiati da imprese di grandi dimensioni: comunicazione e credito-assicurazioni: in toto 14.000 unità perse.
Nel 2008 la crescita degli occupati (101.000 unità ), pari a + 0,4% , è determinata dall’aumento degli occupati stranieri ( + 285.000 ) e dalla diminuzione di quelli italiani ( – 184.000).
Tra il 2005 ed il 2008 la nuova occupazione è stata creata dalle PMI (970.610): 10.401 i posti creati dalla grande impresa.
La cassa integrazione è cresciuta, nel bimestre gennaio/febbraio 2009 rispettivamente:
– la CIGO da  7.963.182 ore autorizzate (bimestre anno prec.) a  43.260.619 ( + 443%)
– la CIGS  da 14.190.619 ore autorizzate (bimestre anno prec.) a  17.603.861 ( + 24%).
Credito
Il 44% dei prestiti alle micro e piccole imprese (con meno di 20 addetti) è erogato da Banche piccole (contro il 28,5% di altre imprese).
Nell’ultimo anno le tensioni sul credito sono aumentate. Sono in maggiore difficoltà le imprese che hanno diminuito l’occupazione (42,6%) ma presentano difficoltà consistenti anche quelle imprese che non hanno diminuito l’occupazione (26,8%). Tra i motivi delle difficoltà di accesso al credito: l’incremento delle garanzie richieste, spread e costi troppo elevati, richieste di rientro anticipato del credito erogato o utilizzato.
Negli ultimi mesi l’ 8% delle imprese manifatturiere ha richiesto e non ottenuto un finanziamento:
– l’ 1,4% per il rifiuto dell’impresa di condizioni troppo onerose
– il 6,6% per il rifiuto della Banca (più forte verso le piccole imprese).
I tassi di interesse pagati dall’impresa sono rigidi rispetto alla politica monetaria ed alle condizioni del mercato interbancario: da ottobre 2008 a gennaio 2009  alla discesa rapida e marcata dell’Euribor gli spread applicati ad esso sono più che raddoppiati (dall’  1,4% al 3,5%).
I tassi sui prestiti pagati dalle imprese italiane sono più alti rispetto a quelli pagati negli altri principali Paesi europei (gap di 70 punti base rispetto a Spagna, di 82 rispetto a Germania, di 134 rispetto alla Francia.
Il mancato ribasso dei tassi rispetto a quelli di riferimento BCE costa alle nostre imprese 12.537 milioni di euro l’anno in termini di maggiori oneri finanziari (l’  1,8% del V.A.  delle imprese).
A novembre 2008 i prestiti alle imprese individuali sono diminuiti ( – 2,6%) rispetto all’anno precedente: non era mai accaduto negli ultimi 10 anni.
Proposte
Ecco le misure di sostegno alle piccole imprese ed alle imprese artigiane da mettere in campo per fronteggiare lo stato di crisi: sostegni per favorire reti tra imprese; rilancio dei distretti (riqualificazione); sostegno economico a ricerca ed innovazione; sostegno economico per promozione delle piccole imprese nei mercati nazionali ed internazionali; tutela e valorizzazione del “made in Italy”; quote appalti riservate alle PMI; incentivazioni dei programmi di riqualificazione del patrimonio di edilizia pubblica e delle aree urbane; iniziative per favorire l’ingresso delle piccole imprese nei sistemi di fornitura dei servizi pubblici per le comunità locali; interventi per la sicurezza e la manutenzione dei veicoli; abbattimenti tariffari nel settore energetico per le PMI; riduzione pressione fiscale; riduzione IRAP ed ICI sugli immobili strumentali; misure fiscali a sostegno della liquidità delle imprese; realizzazione delle c.d. “riforme a costo zero”; revisione tariffe dei premi INAIL; detassazione e decontribuzione del salario erogato dalle contrattazioni di II° livello.

 

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