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16 giugno 2008 - La news ha avuto 87 visite
ASSEMBLEA NAZIONALE CONFARTIGIANATO 2008 - "CIÒ CHE VA BENE ALLA PICCOLA IMPRESA VA BENE ALL’ITALIA TUTTA INTERA"

ASSEMBLEA NAZIONALE CONFARTIGIANATO 2008 – "CIÒ CHE VA BENE ALLA PICCOLA IMPRESA VA BENE ALL’ITALIA TUTTA INTERA"

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Si è svolta lo scorso 12 giugno a Roma presso l’Auditorium Parco della Musica l’Assemblea Nazionale di Confartigianato.

Alla richiesta del Presidente Giorgio Guerrini, che nel suo discorso di apertura ha rivolto alla politica l’appello a “semplificare il Paese”, il Ministro del Lavoro Maurizio Sacconi ha risposto garantendo che l’azione del suo dicastero sarà mirata rigorosamente alla semplificazione. O meglio, come l’ha definita il Ministro, alla “deregolazione”. Con l’obiettivo ambizioso di un mercato del lavoro a prova di PMI. “Quello che va bene alle piccole imprese, va bene all’Italia”, ha spiegato Sacconi.

Il Ministro del Lavoro, intervenendo all’Assemblea di Confartigianato, ha illustrato poi la sua ricetta per liberare il mercato del lavoro da “lacci e laccioli”
Cinque le aree oggetto di “deregolazione”: gestione del rapporto di lavoro, regolarizzazione dei rapporti lavorativi, giustizia del lavoro, relazioni industriali, bilateralità.

Il Ministro del Lavoro ha indicato che i processi di deregolazione burocratica e fiscale si dispiegheranno in cinque aree: gestione del rapporto di lavoro, regolarizzazione dei rapporti lavorativi, giustizia del lavoro, relazioni industriali, bilateralità.
Per Sacconi deregolamentazione significa “rendere più agevole la gestione dei rapporti”, e non “riduzione del livello di tutela dei lavoratori”. “Spesso, ha dichiarato il Ministro, la deregolamentazione è il modo con il quale si realizzano con maggiore efficacia sostanziale le tutele stesse”.
Alla sicurezza sul luogo di lavoro il Ministro Sacconi ha dedicato l’apertura dell’intervento. “Mi unisco anche io al pensiero commosso che poco fa il Presidente Guerrini rivolgeva ai famigliari, ai collaboratori dei tanti che ieri sono caduti nel lavoro”. Il Ministro ha proseguito spiegando che bisogna passare rapidamente dalla fase dell’emozione,“che ci vuole orientati a che non si ripetano con tanta intensità le morti sul lavoro”, a quella della ragione, “che deve consentirci di analizzare la causa di questi decessi e di intervenire con azioni tali da permetterci di raggiungere effettivi risultati in termini di numero di persone che cadono nel lavoro o che comunque ricevono danni per la loro salute. Noi dobbiamo essere animati da un approccio per obiettivi. Era un insegnamento di Marco Biagi, che contrapponeva in qualche modo ad un approccio esclusivamente per regole”.

“Le regole servono – ha detto Sacconi parlando di sicurezza- Le regole devono essere sostenute anche da sanzioni, ma dobbiamo interrogarci se sia stato sufficiente un approccio prevalentemente per regole e per sanzioni. Dobbiamo interrogarci su quale sia, in particolare, il punto critico, oltre il quale la definizione di ulteriori adempimenti e ulteriori sanzioni non produca proprio l’effetto opposto di distogliere l’imprenditore e gli stessi lavoratori dall’attenzione a tutto ciò che fa sicurezza nell’ambiente di lavoro, rispetto a quell’inevitabile disorientamento che si produce nel momento in cui l’attenzione si rivolge soltanto ai profili di carattere formalistico. Proprio oggi alle 16.30 ci incontreremo per costruire un piano straordinario tra Stato, Regioni, che com’è noto portano larga parte delle responsabilità a riguardo, e le Organizzazioni degli imprenditori e dei lavoratori. Un piano rivolto a prevenire quella grande parte di infortuni che hanno un origine comportamentale, il che significa decidere insieme di investire in prevenzione, formazione, informazione”.

“Purtroppo noi viviamo una condizione di emergenza che è insieme economica e sociale – ha continuato – Una condizione che purtroppo non appare congiunturale e che quindi non sollecita risposte di breve periodo o di piccola portata. Noi ci troviamo in una sorta di trappola che rende difficile la crescita. Il Ministro Tremonti ogni tanto scherza sul fatto che l’unica cosa che appare crescere in questo Paese è il disavanzo pubblico, mentre è l’unica cosa che dobbiamo contenere per far crescere tutto ciò che rende la nostra una società attiva, una società competitiva, una società inclusiva, anche perché noi vogliamo una società mobile.
E allora noi abbiamo reagito immediatamente a questa emergenza con un primo pacchetto di provvedimenti, ma soprattutto nei prossimi giorni vareremo una manovra di ampia portata rivolta al triennio, una manovra che si realizza in termini anticipati rispetto all’usuale appuntamento di fine settembre con i documenti di bilancio, proprio nella convinzione che occorra da subito promuovere una serie di iniziative rivolte insieme alla crescita, alla stabilità finanziaria alla coesione sociale. Tra queste iniziative voglio segnalarvi soprattutto quelle che hanno lo scopo di liberare l’impresa e di liberare il lavoro”.

E ancora:“In un Paese nel quale ai tanti atavici vincoli – Guido Carli, con il quale ho avuto la fortuna di collaborare mi ricordava sempre il suo termine “lacci e lacciuoli”- che sono stati accumulati in nome di quella cultura del sospetto che il Presidente Guerrini ha così opportunamente richiamato a tutti, e su questo pesante sedimento di vincoli all’impresa e al lavoro, nel corso del recente biennio molti vincoli ulteriori si sono aggiunti.
Voi ne avete citati alcuni.
Io non posso non ricordare in questa iper-regolazione burocratica e fiscale che intensivamente è stata prodotta nell’arco di due anni: la generalizzazione del Durc – che pure avevamo avviato soltanto nell’edilizia ove le parti avevano essa richiesto anche perché dotate di strumenti come le Casse Edili che lo potevano erogare con semplicità –; o come l’individuazione di incredibili indici di congruità, una sorta di post moderno imponibile di manodopera, come se cioè lo Stato debba definire quali sono le modalità organizzative con cui si producono beni o servizi; o le dimissioni volontarie in forma scritta su modulo alfanumerico a durata limitata del Ministero del Lavoro. Come se questo fosse il modo giusto di reprimere una fortunatamente limitata patologia che con altri modi deve essere estirpata. Per non dire di tutto quanto avete richiamato prima con riferimento alla fiscalità in termini di impiego della retroattività o – fatemela solo ricordare – la famosa soglia anti riciclaggio dei 100 euro che se non bloccata, a regime ci porta ad una sorta di Stato di polizia fiscale”.

Questo è stato poi l’intervento del ministro in tema di fisco:
“Vi segnalo cinque aree di intervento di deregolamentazione burocratica e fiscale soprattutto al lavoro. La deregolamentazione sarà ben più ampia come ben vedrete, ma io voglio limitarmi a quella che più mi compete.

“La prima riguarda la gestione stessa del rapporto di lavoro affinché sia più agevole, affinché siamo tutti incoraggiati ad accendere rapporti di lavoro e non invece disincentivati come oggi accade. Da qui la nostra volontà di abrogare la normativa sulle dimissione volontarie, abrogare, sottolineo; della nostra volontà di eliminare il libro matricola e il libro paga per sostituirli con un semplice libro presenze, perché non si possono sommare gli adempimenti nel momento in cui è stata introdotta la comunicazione on-line dell’assunzione, nel giorno che precede l’avvio dell’attività. Questi strumenti si sono rivelati obsoleti. L’abrogazione degli indici di congruità; il superamento di quella disciplina di adempimenti esasperati relativi alla responsabilità solidale tra appaltante e appaltatore che peraltro va ricondotta alla definizione della Legge Biagi.
O ancora il superamento del divieto di visite preassuntive proprio in riferimento al tema della sicurezza nel lavoro. Io sono stato un funzionario delle Nazioni Unite, dell’Organizzazione internazionale del Lavoro nella quale la visita avviene in termini preassuntivi e quindi non si capisce la ragione ideologica che presiede ad un opzione di questo genere”.
O ancora, il cumulo lavoro-pensioni, affinché si liberi sempre più la possibilità di fare emergere lavoro e di regolarizzarlo. O ancora la denuncia assicurativa di soci, familiari e coadiuvanti che deve essere drasticamente semplificata. Il registro orario per i lavoratori mobili dell’autotrasporto. La documentazione relativa al lavoro a domicilio. Per non dire di quella circolare Inps che abbiamo sollecitato e fatto varare nei giorni scorsi, quella secondo la quel sono state declassate tutte le violazioni in materia di versamenti contributivi ogniqualvolta non c’è stato occultamento del rapporto di lavoro.

“Il secondo ambito è quello di una più agevole regolarizzazione dei rapporti di lavoro per contrastare il sommerso e indurre quanto più in forme semplici a regolarizzare quel grande monte anche si spezzoni lavorativi che sono tipici delle economie dei servizi e per questo noi stiamo pensando di ripristinare tutta la disciplina della Legge Biagi, con riferimento al lavoro intermittente che tanto ha fatto emergere molti di questi spezzoni lavorativi. Vogliamo semplificare drasticamente la regolarizzazione attraverso buoni prepagati di collaborazione di tipo accessorio o di tipo occasionale, non solo da parte delle famiglie che sono spesso utilizzatrici di queste forme di lavoro, ma anche da parte delle imprese famigliari. Vogliamo deregolamentare il contratto a termine nella sua attuale disciplina, rinviando ad accordi tra le parti di tipo aziendale o territoriale la possibilità di derogare alle rigidità che sono state introdotte. Volgiamo soprattutto mettere mano all’apprendistato.
L’apprendistato deve essere deregolamentato tanto in funzione di un recupero dei giovanissimi che escono precocemente dal percorso educativo e che non possono essere recuperati prendendoli per un orecchio, e facendoli sedere forzatamente ad un banco di scuola, ma riconoscendo in primo luogo che il lavoro è parte del processo educativo, che il lavoro si deve porre in alternanza con i percorsi educativi, che è importante che un giovane uscito precocemente dal percorso educativo possa rientrare in un percorso di apprendimento attraverso l’esperienza lavorativa. E soprattutto è necessario che nell’ambito del contratto di apprendistato si riconosca finalmente – ed è questo il principio che vogliamo affermare e che ci auguriamo che le Regioni possano condividere – che l’impresa è il luogo tipico della formazione. La ineffitività del contenuto formativo formale nell’ambito dei contratti di apprendistato si lega soprattutto a questo pregiudizio che non debba essere l’impresa il luogo naturale, o tendenziale, della formazione, ma che debba essere sempre un ambiente esterno. Mentre invece le attività esterne devono concorrere alla formazione che si svolge nel luogo proprio. Cioè l’impresa”.

“Terza area è il processo del lavoro. L’attività del magistrato si ferma sempre di fronte alle scelte autonome organizzative dell’imprenditore. L’attività del magistrato non può mai entrare nell’autonomia organizzativa – voi capite bene a cosa mi riferisco -, la causale generale che abbiamo introdotto per i contratti a termine e per il cosiddetto lavoro interinale, oggi ‘soministrazione’, deve diventare la regola generale. Ma soprattutto noi vogliamo fino in fondo incentivare normativamente il ricorso all’arbitrato e alla conciliazione. Ad un arbitrato che deve avvenire per equità e non riproducendo il percorso per norme – che sarebbe poi la stessa cosa – e soprattutto una volta che le parti concordano di rivolgersi all’arbitro non possono tornare indietro e dire “siccome non mi è piaciuto l’arbitrato, vado da un’altra parte”.

“La quarta area riguarda la deregolamentazione delle relazioni industriali.
Le nostre relazioni industriali sono troppo complesse financo esoteriche, ma soprattutto il risultato di questa montagna è un topolino, tanto per i lavoratori in carne e ossa quanto per le imprese nella concretezza dei loro bilanci. Noi dobbiamo rendere le relazioni industriali funzionali tanto agli obiettivi di valorizzazione del capitale umano, quanto di competitività dell’impresa. E quindi noi abbiamo compiuto una scelta a questo proposito non casuale: l’avvio di una sperimentazione che ha lo scopo di diventare poi regola fiscale dell’intero lavoro dipendente pubblico e privato. Quella di un fisco non stupidamente ottuso, ma che sa distinguere entro le componenti della struttura della retribuzione. Quando il fisco incontra quella parte della retribuzione che corrisponde ad uno specifico impegno del lavoratore, a un suo merito, ad un suo impegno particolare, come quello che si realizza rendendosi disponibile alla flessibilità organizzativa con gli straordinari, in quel caso il fisco smette la sua progressività, si ferma a una tassazione secca, agevolata e definitiva del 10% e trattiamo così le parti meritocratiche del salario con lo stesso amore con cui trattiamo i creditori del bilancio dello stato, i possessori di titoli dello Stato, e di titoli azionari.
Questo significa avvicinare la norma alla realtà, a quella realtà di semplice complicità tra imprenditore e lavoratore che voi realizzate ogni giorno nei luoghi di lavoro. Questo significa stimolare anche nella piccola dimensione di impresa la fidelizzazione del collaboratore, di quel collaboratore che domani potrebbe essere il successore nell’attività che non sempre si trasmette di padre in figlio. Di quel collaboratore che è bene che rimanga lì e che deve partecipare anche agli utili. Troviamo insieme i modi ripensando magari all’associazione in partecipazione per favorire questo tipo di intensa complicità tra le parti, in una più generale logica post ideologica che vuole che le relazioni industriali, i rapporti sindacali, passino dal conflitto alla collaborazione alla partecipazione. A questo proposito fatemi fare una battuta sulla concertazione di Palazzo Chigi: voi avete tanta ragione nel chiedere una semplificazione di quel tavolo e quindi una selezione dei principali attori. A noi basta affermare con i fatti quello che abbiamo già compiuto: per noi la concertazione non è solo Cgil, Cisl, Uil, Confindustria”.

“La quinta area è collaterale a quella che ho appena descritto ed è quella della sussidiarietà verso la bilateralità e le Associazioni di rappresentanza. Noi dobbiamo favorire e diffondere quanto più la vostra esperienza, entro il vostro sistema e al di fuori del vostro sistema. Noi dovremo trovare un modo per dare efficacia erga omnes alle decisioni contrattuali a questo riguardo – c’è un sistema e ci siamo pensando -, in modo che si induca sempre più il sistema delle imprese e le organizzazioni dei lavoratori a condividere la scelta dell’investimento nella bilateralità. La scelta fondamentale per sostenere la bilateralità deve essere questa, e proprio a proposito del delicato tema della salute e della sicurezza sul lavoro che faccio riferimento.
Ove c’è bilateralità c’è un cono di luce delle parti sociali, c’è controllo sociale. Allora se c’è bilateralità possiamo pensare a un passo indietro delle amministrazioni pubbliche in termini di adempimenti formali e di relativi controlli, proprio perché c’è qualcosa di più: le parti, quando si incontrano e collaborano, non lo fanno per adempimenti formali ma per obiettivi sostanziali. Quindi c’è più di una ragione per poter dire che la bilateralità deve essere incentivata nel senso di consentire che lì, soprattutto lì, si riducano gli adempimenti e i controlli.
E ancora, noi stiamo pensando a consentire alle parti sociali un canale alternativo per la gestione del contratto dell’apprendistato. Ove le parti convergano e si dotino di uno strumento di bilateralità, anche soltanto realizzino accordi contrattuali, tutta la gestione della formazione aziendale del contratto di apprendistato anche per i profili di carattere burocratico e formale, tutto venga estrapolato dalla regolazione pubblicistica e rimesso alla regolazione privatistica delle parti in sussidiarietà.

 “Ciò che va bene alla piccola impresa va bene all’Italia tutta intera” – ha infine affermato in chiusura il ministro Sacconi parafrasando un vecchio detto della prima Repubblica:
“Io mi auguro che riusciremo a costruire insieme questo clima più favorevole al fare, un contesto, un ambiente come ha detto benissimo Presidente Guerrini, più favorevole all’impresa e al lavoro. Lei ha citato una regola dell’Unione Europea, invero più sulla carta che nei comportamenti dell’Unione stessa: “Pensare in piccolo innanzitutto”. Tradotto in italiano deve portarci alla parafrasi di un vecchio detto dei tempi della Prima Repubblica. Esso diceva: “Ciò che va bene alla Fiat, va bene all’Italia tutta intera”. Basta dire: “Ciò che va bene alla piccola impresa va bene all’Italia tutta intera”.

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