Categorie: Edilizia, Sicurezza,

9 novembre 2007 - La news ha avuto 102 visite
"MENO BUROCRAZIA E E PIU' PREVENZIONE NEI CANTIERI IN MATERIA DI SICUREZZA"

 

Il Gruppo Edili di Confartigianato Imprese Macerata interviene al Convegno all’Abbadia di Fiastra sulla tutela di salute e sicurezza sul lavoro

Venerdì 9 novembre 2007 – Abbadia di Fiastra

Convegno: TUTELA DELLA SALUTE E DELLA SICUREZZA SUL LAVORO – IL RUOLO DELLE PROVINCE

INTERVENTO DI BRUNO CRESCIMBENI

Presidente Provinciale del Gruppo Edili di Confartigianato Imprese Macerata

Membro della Giunta Esecutiva di Confartigianato Imprese Macerata

<< Il lavoro, come recita la Costituzione, è il pilastro del nostro ordinamento repubblicano.

L’uomo lavora per realizzarsi, per “vivere”, non certamente per ammalarsi o per “morire”.

La tutela della salute e la sicurezza del lavoro sono quindi una priorità per un Paese che vuol definirsi “civile”.

In questi ultimi anni su questo terreno molto è stato fatto ma molto ancora c’è da fare.

Va infatti tenuto conto, anche alla luce dell’esperienza nel frattempo maturata, che le norme introdotte non sempre sono servite all’effettiva protezione dei lavoratori.

Abbiamo oggi un assetto del diritto del lavoro in cui una parte preponderante è rappresentata da norme meramente burocratiche che servono solamente a generare sanzioni ma non ad aumentare la sicurezza.

Per garantire effettivamente migliori condizioni di sicurezza del lavoro bisogna ridurre gli adempimenti formali e razionalizzare il sistema dei controlli e delle sanzioni, incentivando la prevenzione soprattutto con la formazione di imprenditori e dipendenti. La sicurezza del lavoro non la si ottiene con l’iperproduzione legislativa, con la farraginosità del sistema dei controlli, con la sovrapposizione di Enti preposti alla vigilanza, con inutili oneri burocratici, con sanzioni spropositate per inadempienze di carattere formale.

Occorre quindi rimetter mano sulla materia con un intervento riformatore capace di coinvolgere direttamente imprese, lavoratori, Stato, Organi di controllo: ognuno per le proprie competenze dovrà fare la sua parte al fine di arrivare quanto prima ad un Testo Unico in materia capace di semplificare e razionalizzare un quadro normativo costituito oggi da una pluralità di fonti stratificatesi negli anni, non omogenee, molto spesso sovrapponibili, non sempre di chiara e semplice applicazione soprattutto per le piccole imprese.

Noi artigiani sul terreno della sicurezza in questi ultimi anni abbiamo fatto molto. I risultati di ciò sono sotto gli occhi di tutti. Lo testimoniano i dati Inail : nel periodo di osservazione 1998 – 2005 gli infortuni dell’artigianato sono scesi dell’11% contro una diminuzione degli infortuni per il totale dell’Industria e Servizi del 2,4%; nei sette anni considerati la discesa degli infortuni nell’artigianato è stata pari al -1,6% medio annuo ed è molto più marcata rispetto al totale di Industria e Servizi, attestata al -0,4% . relativamente poi agli infortuni mortali, osserviamo che, nel periodo 2001 – 2005, essi sono scesi nell’artigianato (- 6,1%) ad un passo più rapido del totale Industria e Servizi ( – 5,2%): complessivamente i morti sul lavoro nell’artigianato, nei cinque anni considerati, si sono ridotti di quasi un quarto ( – 22,1%). Sono dati importanti, ma certamente vogliamo molto di più: anche un solo morto sarebbe di per sè un evento drammatico.

Quindi: più prevenzione e più formazione, minor burocrazia e minor accanimento sanzionatorio! >>.

Ed è proprio riallacciandomi a ciò che vorrei brevemente fare alcune considerazioni su un settore, quello edile, il mio settore di competenza, additato spesso, a torto (molto spesso) o a ragione, come “la pecora nera” sul fronte della sicurezza del lavoro.

I dati dei controlli della DPL della Provincia di Macerata.

Nell’attività ispettiva del Ministero del lavoro denominata ” 10.000 cantieri” rivolto al settore dell’edilizia, gli uffici provinciali del lavoro, con i suoi ispettori, in provincia di Macerata hanno controllato102 cantieri e 305 imprese che vi operavano.

Le ditte “non in regola” sono state 279 (il 91,47%) e sono state elevate 615 sanzioni. I lavoratori controllati sono stati 480 di cui 87 irregolari. Tra gli irregolari sono stati accertati 17 lavoratori in nero.

Le sanzioni:

21 relative al D.P.R. 547 del 27-04-1955;
254 relative al D.P.R. 164 del 07-01-1956 di cui 24 per il disegno dei ponteggi.
Questo tipo di sanzioni, escluse le 24 per il disegno dei ponteggi, sono effettivamente attinenti alla reale sicurezza dei lavoratori nel cantiere.

Altre sanzioni:

40 relative al D.Lsg. 626 del 19-09-1994 e successive modifiche ed integrazioni
124 relative al D.Lsg. 494 del 14-08-1996 e successive modifiche ed integrazioni
176 sanzioni amministrative.
Quest’ultimo gruppo sono tutte sanzioni per questioni burocratiche.

Pertanto le sanzioni attinenti alla reale sicurezza in cantiere sono state 221, mentre le restanti 364, (340+24) sono sanzioni soltanto di carattere burocratico.

Un dato: se in un cantiere operano 5 imprese e manca una semplice tavola fermapiede per le scale, vengono sanzionate tutte e cinque le ditte per la stessa violazione. Questo dato fa lievitare inevitabilmente la percentuale statistica.

Un altro dato: il 30% degli infortuni nel settore edile, pur essendo stati “aggiudicati” al cantiere sono invece infortuni in itinere e stradali, di lavoratori che rientrano a casa dal lavoro, ma che attengono semmai alla sicurezza stradale, non alla sicurezza in cantiere.

In altri termini, a fronte di 279 aziende non in regola, le sanzioni erogate sono state 615 (per la gran parte delle aziende rilevate infrazioni plurime).

Di queste 615 quelle “amministrative” sono state 176, quelle “penali” ben 439.

Delle sanzioni “amministrative” erogate (14 maxisanzioni, 32 inerenti il tesserino di riconoscimento, 43 per irregolarità concernenti la comunicazione di assunzione preventiva, 87 infine per una serie di infrazioni riguardanti l’errata o l’omessa registrazione nei vari libri contabili obbligatori) circa la metà sono chiaramente ascrivibili ad atteggiamenti dolosi da parte dell’impresa volti all’elusione o all’evasione fiscale e contributiva, ma per molte di esse forse si può pensare ad un mero errore “formale”.

Nostre considerazioni.

Sulle sanzioni “penali” (quelle concernenti le violazioni in materia di sicurezza sul lavoro) a nostro giudizio circa il 40% delle infrazioni rilevate sono di natura “burocratica” e non tecnico-pratica, con nessuna implicazione quindi circa la sicurezza effettiva dei lavoratori. Un imprenditore ci ha segnalato il paradosso che, dovendo predisporre il disegno ed il relativo piano di montaggio prima di realizzare l’impalcatura, qualora, durante la fase di montaggio dell’impalcatura si dovesse accorgere dell’insufficienza della stessa e provvedesse a modificarla in corso d’opera tanto da renderla perfettamente in regola, dimenticando però di aggiornare la documentazione “formale”, nel caso di un controllo che ne attesti l’effettiva idoneità l’impresa verrebbe comunque sanzionata.

Tutto ciò non per contestare l’operato degli Ispettori, i quali, attenendosi alle norme vigenti, hanno fatto e fanno certamente e giustamente il loro dovere, ma per segnalare che la legislazione in materia è assai macchinosa e soprattutto “pesante” sul versante burocratico. Basti pensare che l’elenco completo degli atti da predisporre e da tenere in cantiere tra normative sulla sicurezza, sugli appalti e sul lavoro comprende 116 documenti.

Conclusioni.

Confartigianato rileva che, in una situazione di crescente difficoltà per l’edilizia, dovuta anche alla forte contrazione dei lavori pubblici ordinari e all’ormai chiusura di tutti i cantieri connessi agli effetti della ricostruzione post-terremoto, sia necessaria una efficace politica industriale per il settore. Ma risorse ed incentivi non servono a nulla se si moltiplicano oneri ed adempimenti che di fatto bloccano l’attività delle imprese. La sicurezza sul lavoro non si garantisce con l’eccesso di burocrazia. Occorre invece individuare strumenti realmente efficaci di contrasto del lavoro nero e dell’irregolarità e contemporaneamente semplificare la miriade di adempimenti esistenti.

Sul problema della sicurezza, Confartigianato ribadisce il proprio impegno nell’attività di formazione e di informazione: da dicembre 2006 ad ottobre 2007 181 persone, tra titolari e dipendenti, hanno partecipato ai corsi sui ponteggi (PIMUS) e, in collaborazione con Edilart Marche, Ente di formazione della Cassa Edile Cedam, oltre 1500 lavoratori edili hanno partecipato a corsi sulla sicurrezza cantieri in provincia di Macerata. E per l’immediato futuro l’Assocazione ha convenuto con la DPL l’ideazione di specifici momenti di formazione rivolti ai propri iscritti, incontri che si avvarranno della partecipazione di ispettori e tecnici dell’Ufficio del Lavoro onde fornire adeguate indicazioni e informazioni in materia di sicurezza sul lavoro.

Le nostre proposte.

Da un attento esame dei dati e della situazione, crediamo che non si possa far apparire il “cantiere edile” in provincia di Macerata, come il “far west”, nè tantomeno crediamo che tutte le piccole imprese siano irregolari e non applichino le principali protezioni per la sicurezza dei lavoratori, poichè anche gli artigiani, titolari e soci, salgono sulle impalcature ed entrano in cantiere per lavoare.

Semmai l’attenzione va posta su come favorire la sicurezza, anche a livello culturale, cercando di farla concepire non come un obbligo di legge, ma come valore per i propri collaboratori, la salute e la collettività, senza per questo esercitare la repressione senza una benchè minima azione preventiva.

Sulla base di queste nostre considerazioni formuliamno le seguenti proposte:

– i controlli debbono avvenire, anzichè per il 50% scelti sulle notifiche preliminari ed il 50% a vista, sulla base delle Concessioni Edilizie rilasciate e sulle D.I.A. comunicate dai Comuni ad uno degli enti coordinatore dei controlli;

– alla prima ispezione non devono essere sanzionate le violazioni “burocratiche”(la carta non fa sicurezza), ma promosse azionio di persuasione e predisposizione dei documenti necessari;

– obbligare i datori di lavoro, lavoratori e autonomi a frequentare un corso sulla sicurezza in luogo della sanzione poco rilevante (una sanzione di 116,00 o 258,00 €. non salva di certo il bilancio dello Stato e non promuove la sicurezza),

– infine, in una parola: semplificare!

G R A Z I E .

Shares