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25 ottobre 2007 - La news ha avuto 44 visite
EDILIZIA AI RAGGI << X >>

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Valutazioni di Confartigianato Macerata sui risultati dell’operazione “10.000 cantieri” in provincia di Macerata

Nove aziende edili irregolari su dieci per quanto riguarda le norme sul lavoro. E’ il dato che emerge dall’operazione di controllo, disposta dal Ministero del Lavoro e condotta dal personale ispettivo della Direzione Provinciale del Lavoro in provincia di Macerata.

Nel periodo giugno-settembre 2007 nella nostra provincia, nel contesto dell’operazione nazionale chiamata "10.000 cantieri", sono stati ispezionati 105 cantieri: in totale sono state controllate 305 aziende e di esse ben 279 hanno presentato una qualche "irregolarità", con una percentuale del 91,5%.

Un dato allarmante, che però non può esser generalizzato all’intera categoria: esso va letto ed interpretato onde evitare la ingiusta "criminalizzazione" di un intero settore produttivo che è ancora oggi uno dei pilastri della nostra economia provinciale. Al 30 giugno 2007 (dati Infocamere) il settore delle costruzioni annoverava in provincia ben 5.259 imprese ( di cui 4.280 artigiane ).

Che poi nell’edilizia si annidino nicchie anche consistenti di "irregolarità" nessuno lo nega: ciò però è anche conseguenza del fatto che, negli ultimi anni, il numero di nuove imprese è lievitato in maniera assai marcata grazie soprattutto al fatto che, mancando una legge capace di regolare l’accesso alla professione, il settore si è sviluppato in maniera tumultuosa, rappresentando magari l’unica opportunità di lavoro per una fascia di lavoratori altrimenti destinati alla disoccupazione o per la miriade di extracomunitari e neo-comunitari (soprattutto rumeni) giunti da noi per tentare fortuna.

Per una corretta interpretazione del dato sui controlli effettuati dalla DPL va innanzitutto rimarcata la "non significatività statistica" considerato il criterio utilizzato per la scelta dei cantieri da ispezionare: non v’è casualità, non v’è "campionatura" in base a dimensioni, dislocazioni ecc. (criteri basilari di qualunque rilevazione statistica) ma il criterio "guida" adoperato, giustamente, è stato quello delle denunce, delle segnalazioni, della visibilità di macroscopiche irregolarità, condizioni tutte che lasciavano fortemente sospettare, come in effetti poi verificato, situazioni di palesi violazioni o di illegalità.

In secondo luogo vanno analizzate le infrazioni verificate: a fronte di 279 aziende non in regola, le sanzioni erogate sono state 615 (per la gran parte delle aziende rilevate infrazioni plurime).

Di queste 615 quelle "amministrative" sono state 176, quelle "penali" ben 439.

Delle sanzioni "amministrative" erogate (14 maxisanzioni, 32 inerenti il tesserino di riconoscimento, 43 per irregolarità concernenti la comunicazione di assunzione preventiva, 87 infine per una serie di infrazioni riguardanti l’errata o l’omessa registrazione nei vari libri contabili obbligatori) circa la metà sono chiaramente ascrivibili ad atteggiamenti dolosi da parte dell’impresa volti all’elusione o all’evasione fiscale e contributiva, ma per molte di esse forse si può pensare ad un mero errore "formale".

Sulle sanzioni "penali" (quelle concernenti le violazioni in materia di sicurezza sul lavoro) a nostro giudizio circa il 40% delle infrazioni rilevate sono di natura "burocratica" e non tecnico-pratica, con nessuna implicazione quindi circa la sicurezza effettiva dei lavoratori. Un imprenditore ci ha segnalato il paradosso che, dovendo predisporre il disegno ed il relativo piano di montaggio prima di realizzare l’impalcatura, qualora, durante la fase di montaggio dell’impalcatura si dovesse accorgere dell’insufficienza della stessa e provvedesse a modificarla in corso d’opera tanto da renderla perfettamente in regola, dimenticando però di aggiornare la documentazione "formale", nel caso di un controllo che ne attesti l’effettiva idoneità l’impresa verrebbe comunque sanzionata.

Tutto ciò non per contestare l’operato degli Ispettori, i quali, attenendosi alle norme vigenti, hanno fatto e fanno certamente e giustamente il loro dovere, ma per segnalare che la legislazione in materia è assai macchinosa e soprattutto "pesante" sul versante burocratico. Basti pensare che l’elenco completo degli atti da predisporre e da tenere in cantiere tra normative sulla sicurezza, sugli appalti e sul lavoro comprende 116 documenti.

Confartigianato rileva pertanto che, in una situazione di crescente difficoltà per l’edilizia, dovuta anche alla forte contrazione dei lavori pubblici ordinari e all’ormai chiusura di tutti i cantieri connessi agli effetti della ricostruzione post-terremoto, sia necessaria una efficace politica industriale per il settore. Ma risorse ed incentivi non servono a nulla se si moltiplicano oneri ed adempimenti che di fatto bloccano l’attività delle imprese. La sicurezza sul lavoro non si garantisce con l’eccesso di burocrazia. Occorre invece individuare strumenti realmente efficaci di contrasto del lavoro nero e dell’irregolarità e contemporaneamente semplificare la miriade di adempimenti esistenti.

E, sempre sul problema della sicurezza, Confartigianato ribadisce il proprio impegno nell’attività di formazione e di informazione: da dicembre 2006 ad ottobre 2007 181 persone, tra titolari e dipendenti, hanno partecipato ai propri corsi sui ponteggi (PIMUS). E per l’immediato futuro l’Assocazione ha convenuto con la DPL l’ideazione di specifici momenti di formazione rivolti ai propri iscritti, incontri che si avvarranno della partecipazione di ispettori e tecnici dell’Ufficio del Lavoro onde fornire adeguate indicazioni e informazioni in materia di sicurezza sul lavoro.

 

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