Categorie: news,

22 ottobre 2007 - La news ha avuto 33 visite
LE IMPRESE ARTIGIANE ED IL MONDO DEL LAVORO

LE IMPRESE ARTIGIANE ED IL MONDO DEL LAVORO

 <strong> Il lavoro precario<br /></strong><br />Uno dei problemi sociali di maggior rilevanza nel mondo del lavoro, in questo momento al centro del dibattito politico, &egrave; certamente quello del precariato. Su questo tema occorre per&ograve; un approccio serio ed obiettivo, pragmatico e non ideologico, realistico e non demagogico. Il problema non &egrave; certamente risolvibile con proclami o con la bacchetta magica.<br /><br />Nel &quot;nostro mondo&quot; il fenomeno ha radici lontane ed &egrave; legato, sostanzialmente, alle incertezze che accompagnano la vita delle nostre aziende.<br /><br />E’ l’azienda oggi, in particolare quella artigiana o comunque quella di piccole dimensioni, ad esser sostanzialmente precaria. Le commesse a lunga scadenza sono ormai un ricordo lontano nel tempo. Si naviga sovente a vista, in un arco di tempo che si misura al massimo in mesi, dopo di che resta un grosso punto interrogativo. <br /><br />E’ evidente che, in questa situazione, le aziende guardano a nuove assunzioni con incertezza, con la conseguenza sempre pi&ugrave; consolidata di assunzioni a termine che hanno creato situazioni di profondo disagio tra coloro che ne sono coinvolti. <br /><br />E’ chiaro che un lavoratore che non pu&ograve; guardare al proprio futuro professionale con una certa sicurezza vive un profondo disagio innanzitutto psicologico oltre che economico. Pensare con una certa tranquillit&agrave; al proprio futuro, a &quot;metter su&quot; famiglia, ad una casa propria diviene sempre pi&ugrave; un sogno che resta chiuso in un cassetto del quale non si pu&ograve; prevedere il momento dell’apertura.<br /><br />E’ chiaro che un rapporto di lavoro a tempo indeterminato sarebbe migliore di quello a tempo determinato. Sarebbe meglio non solo per il lavoratore, ma anche per l’imprenditore: d’altra parte nelle piccole imprese (con meno di 20 addetti) la percentuale di contratti di &quot;lavoro a termine&quot; (includente i contratti di collaborazione, i prestatori d’opera occasionali ed i dipendenti a tempo determinato) &egrave; pari al 7,7% sul totale degli occupati, contro il 12,2% dell’intera economia nazionale. <br /><br />Il problema &egrave; che non sempre ci&ograve; &egrave; possibile. L’artigiano che ha formato professionalmente un operatore specializzato ha tutto l’interesse a tenerlo con s&eacute;. Ma se il lavoro cessa o si riduce drasticamente?<br /><br />Forse pi&ugrave; che fare proclami utopici bisognerebbe trovare nuove e pi&ugrave; valide forme di &quot;flessibilit&agrave; in uscita&quot; dalle aziende nel momento in cui ci&ograve; sia inevitabile, garantendo, nei limiti del possibile, tutte le forme di ammortizzatori sociali necessarie e puntando soprattutto, attraverso serie iniziative di riqualificazione professionale, sul reinserimento dei lavoratori in altri settori produttivi.<br /><br />Un compito che pu&ograve; apparire immane ma non irrisolvibile, se si riesce a trovare la collaborazione fattiva di tutte le componenti imprenditoriali, istituzionali e sociali. Su questa strada l’artigianato &egrave; pronto a fare la sua parte. <strong><br /></strong>

 

Shares